Sarah Ledda. Almost True


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Presso le sale del Castello Gamba, Museo di Arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta, a Châtillon, fino al 1° ottobre è ospitata la mostra di Sarah Ledda “Almost True”, promossa dall’Assessorato ai Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e realizzata a cura di Ivan Quaroni.
La mostra ripercorre la poetica dell’artista valdostana attraverso circa trenta dipinti della sua produzione recente.

Sarah Ledda, Castello Gamba, Museo di Arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta, Châtillon, AO

Attingendo all’immaginario cinematografico e televisivo, e in particolare al repertorio del cinema classico hollywoodiano, Sarah Ledda racconta la formazione dell’identità femminile attraverso personaggi che diventano simboli, lemmi di un lessico comune in grado di tradurre una “bildung”, una formazione collettiva, in immagini universali.

Scorrendo le immagini di film classici e vecchie serie televisive, l’artista seleziona e isola singoli frame per trasfigurarli attraverso la pratica della pittura. Il fotogramma, sublimato nella grammatica pittorica, diventa quindi espressione di un nuovo tipo di rappresentazione realistica che usa il filtro delle produzioni mediali della cultura di massa per indagare i temi della memoria e delle emozioni nel rapporto dialettico tra fiction e realtà.

In questo modo, l’immagine rubata al vecchio film, sia essa quella del volto di una diva di Hollywood come Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Liz Taylor o Judy Garland, o quella della giovane Inger Nilsson nei panni di Pippi Calzelunghe, non appartiene più solo all’artista che la interpreta, ma diventa un codice universale, capace di stimolare una reazione in chiunque la riconosca. Una sorta di proustiana madeleine visiva che consente all’artista di dialogare, attraverso il proprio lavoro, con il vissuto e la memoria collettiva di diverse generazioni.

In particolare, il repertorio del cinema classico hollywoodiano si offre come una sorta di dispositivo allegorico, una “macchina per pensare” i motivi di una poetica che ruota, sovente, attorno alla questione della formazione dell’identità femminile.

Insieme alle opere su tela è esposto, per la prima volta, un progetto realizzato dall’artista in dieci anni di viaggi in treno lungo la tratta Aosta – Torino, andata e ritorno. Si tratta di “A/R”, titolo di una serie di scatti fotografici montati in una lunga sequenza video che ritraggono scorci di paesaggio che, nonostante le modifiche subite nel tempo, sembrano rimasti sostanzialmente invariati. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Vanillaedizioni con testo critico di Ivan Quaroni.

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