Michele Canzoneri. Orma di Ronzinante


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In ambito all’undicesima Settimana delle Culture che si svolge a Palermo, l’Instituto Cervantes della stessa città organizza ed espone, fino al 30 giugno prossimo, la mostra “Orma di Ronzinante. Pagine della terza lettura di Miguel de Cervantes”, di Michele Canzoneri, ospitata nei locali della chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani.
L’esposizione, curata dallo stesso Canzoneri, consta di trenta opere inedite realizzate con tecnica mista su fogli di carta antica e ispirate dalla terza lettura, in ordine di tempo, del capolavoro di Miguel de Cervantes Don Chisciotte.
Oltre al valore intrinseco delle opere la peculiarità del supporto aggiunge ulteriore pregio alla loro realizzazione: questi fogli, infatti, riportano la data del 1616, anno di morte del celebre scrittore madrileno. Beatriz Hernanz Angulo, Direttrice dell’Instituto Cervantes di Palermo, accoglie la mostra con queste parole: “… ospitare la mostra di Michele Canzoneri, noto artista siciliano, pieno di talento, la cui riflessione intellettuale e artistica sulla sua rilettura del Don Chisciotte si unisce ad un eccezionale supporto materico, contemporaneo alla scrittura del Chisciotte. Il frutto di questo dialogo concettuale, temporale e plastico, carico di lirismo e complicità, crea una fusione temporale e geografica che unisce l’Italia con la Spagna, in linea con gli obiettivi della nostra istituzione. Un paradiso di libri e letture, di immagini straordinarie, che Canzoneri ha così magistralmente risolto”.
Le edizioni del Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes hanno goduto di un corredo di immagini fin dalle loro prime edizioni sia spagnole che internazionali, come sottolinea Maria Caterina Ruta, accademica e ispanista esperta in Miguel de Cervantes, nei pannelli esplicativi realizzati a corredo delle opere in mostra.

Michele Canzoneri, Mulino rosso, 2021


Lo stesso Cervantes in alcuni passi del suo libro istituisce un paragone fra le due classi di arte – il testo verbale e la sua traduzione in immagini – riconoscendo un’affinità fra il lavoro poetico e quello figurativo, sintesi che nella sua epoca includeva oltre alla pittura e alla scultura un complesso di altre raffigurazioni come arazzi, incisioni, emblemi, blasoni.
La Ruta ha studiato la relazione fra alcune pagine dello scrittore e la pittura a lui contemporanea, riscontrando nelle opere di Canzoneri particolari sollecitazioni che restituiscono diversi temi: il viaggio, la trasfigurazione della realtà, il libro come evasione e il libro come scrittura, il coraggio dell’impresa, non ultimo il passato che rivive nel presente dell’artista.
Si legge, infine, nella nota critica del filologo e docente Salvatore Silvano Nigro sulle opere in mostra: “(…) Si avverte un risuonar vacuo di orme, nella Biblioteca di Canzoneri. È l’eco del ferro nello zoccolo di quel brocco che è Ronzinante; è il tonfo dell’impronta rilasciata sul terreno. Tra il balenio militaresco di elmi, celate e copricapi, non manca l’umiltà di un piatto con i resti di cibo povero degno di certo realismo barocco o il cappello feriale di Sancio. Né manca il protagonismo del ciuco dello scudiero, insieme allo sbracciarsi capzioso dei mulini a vento. Dappertutto si accendono luminelli narrativi che rimandano alle imprese dell’hidalgo di triste memoria (…)”.

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