Olimpia Biasi. Per un’aiuola di stelle


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La mostra “Per un’aiuola di stelle”, a cura di Myriam Zerbi, allestita al Museo degli Eremitani di Padova fino al 7 luglio, è un’immersione totale nel mondo di Olimpia Biasi, artista trevigiana con un lungo e articolato percorso artistico di carriera e sperimentazioni, le cui opere sono oggi presenti in collezioni pubbliche e private, anche fuori dai confini nazionali.

Olimpia Biasi, Giardino verticale, arazzo

Attraversare il suo universo artistico sfaccettato, poliedrico, eclettico e variegato è andare per un’aiuola di stelle, titolo da lei voluto e scelto, ispirato a un verso di una delle autrici a lei care, Louise Glück, Premio Nobel per la Letteratura nel 2020.

In mostra un centinaio di opere, tutte orchestrate come una composizione per disegni, dipinti, arazzi di stoffa su rete industriale, collages polimaterici su garza, libri, erbari, etc., per un percorso creativo che parte dal 2011 e arriva fino ai giorni nostri. La natura è il fil rouge del suo percorso narrativo. Esplorare l’‘aiuola di stelle’ di Olimpia Biasi è come entrare in un giardino magico e segreto, in cui elementi vegetali si intrecciano a piume, nastri, conchiglie, piccoli animali, insetti e ciascuno può muoversi liberamente alla ricerca della propria dimensione. Inizio e fine di ogni sua opera è la meraviglia, il cogliere e saper far cogliere il reale con stupore creativo.

L’essenza femminile è presente ovunque, permea le opere fino a divenire una cifra stilistica dell’Artista. Tele, teleri, garze, reti rinviano a quel mondo affascinante della tessitura, che da sempre appartiene alla donna. Olimpia Biasi recupera con consapevolezza la valenza simbolica della tessitura, antico sapere che nelle sue mani si trasforma in un intreccio di fili e di pensieri. Sullo sfondo delle sue opere emerge una trama di rinvii alle visioni di Hildegard von Bingen, alle parole di Emily Dickinson, di Louise Glück, di Chatwin, di Montale. Parole che hanno permeato la sua creatività, contribuendo a darne forma. L’artista trevigiana ha avuto grandi maestri: da Elena Bassi, che l’ha introdotta alla Storia dell’arte, a Barbisan, Bacci, Pizzinato. La sua lunga carriera artistica l’ha portata a percorrere strade diverse, a sperimentare e padroneggiare materiali e formati eterogenei, dal disegno intimistico al mosaico, dalla pittura esuberante dei Dipinti e dei Teleri di grandi dimensioni, alla “tessitura” su garze e reti industriali, a cui lavora attualmente, dove l’intimismo del gesto antico del tessere e del cucire è declinato nel grande formato degli Erbari e degli Arazzi.

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