Ivano Fabbri e i suoi intercessori


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La mostra antologica “Ivano Fabbri e i suoi intercessori”, che in oltre ottanta opere racconta gli ultimi quindici anni della ricerca dell’arista bolognese, fino al 24 marzo è ospite del Castello di Belgioioso, celebre dimora viscontea in provincia di Pavia costruita nel XIV secolo.

Ivano Fabbri, Riflessi I00522, 2023, cm77X64X54, INOX AISI 304

L’avventura delle forme d’acciaio di Ivano Fabbri ha seguito sentieri febbrili, quasi precipitosi. Ed è quasi paradossale parlare di un percorso antologico in un tempo così breve. Eppure, le trasformazioni interne a questa ricerca sono tali da indurre uno sguardo prospettico molto lungo, per quanto illusorio. E l’illusorio è parte integrante di questa poetica. Evidentemente, è necessaria, ma non sufficiente (non lo è mai), la diuturna dedizione al lavoro dell’artista, impegnato tra progettazione e realizzazione delle sue opere d’acciaio. La varietà e complessità di un simile percorso può forse giustificarsi in una messa tra parentesi del tempo, tale da permettere a Fabbri di creare una profonda sintonia, un vero e proprio processo di contemporaneità con quelle le ricerche che, da subito, ha sentito affini, come l’arte oggettuale dallo Spazialismo di Fontana in avanti, sino alle esperienze cinetiche e programmate: da Bonalumi, Dadamaino, Scheggi, Ormenese, sino a Le Parc, Garcia Rossi, Biasi, Colombo e Boriani, per citarne solo alcuni. La sua straordinaria capacità d’inserirsi in modo inedito e originale nei nodi problematici che rendono quelle poetiche aperte sul futuro, è stata la strategia creativa che ha reso possibile questa febbrile ricerca.

Gli intercessori sono proprio quegli artisti dei quali Fabbri non ha cessato di approfondire i nodi problematici, attraverso i mezzi tecnici che il passato non conosceva. Da subito, infatti, il profilo che si delinea è quello di un artista pienamente consapevole dei nuovi mezzi che la tecnologia mette a disposizione dell’arte, in particolare del laser per la lavorazione dell’acciaio. L’esperienza maturata da Fabbri nella modellazione con Autocad e nell’uso delle macchine utensili di ultima generazione, tra cui proprio quelle al laser, gli permette di sperimentare straordinarie e inedite modalità di trattamento dell’acciaio, nella creazione di opere fatte di spazio e di luce.

Ecco allora che i piani di moltiplicano, aprendosi in tagli, torsioni, luci, producendo una spazialità interna in cui il colore emerge come un fondo improvviso e illimitato; le opere si frammentano, disponendosi nella parete come organismi molteplici che paiono costellazioni; quegli organismi entrano nello spazio come vere e proprie costruzioni scultoree, in un’idea di spazio integrale, persino abitabile.Completa la mostra un catalogo a cura di Leonardo Conti, con la consulenza scientifica di Sara Bastianini, in una collaborazione editoriale tra PoliArt e Eclipse Arte Edizioni di Milano.

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