Yuval Avital. Lucus


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A Lecce, alla Fondazione Biscozzi/Rimbaud, fino al 7 gennaio espone Yuval Avital, con la mostra Lucus, a cura di Massimo Guastella ed è il quinto appuntamento espositivo dell’istituzione fondata nel 2018 dai coniugi Luigi Biscozzi e Dominique Rimbaud con l’intento di promuovere l’arte moderna e contemporanea attraverso un programma di mostre.

Yuval Avital, Spiriti in cabine e Spirito Guardiano, dalla serie Spiriti, Salento 2022, tecnica mista su carta, 42×59.4 cm. Courtesy of the artist, Yuval Avital, 2022


Yuval Avital, nato a Gerusalemme nel 1977, vive a Milano e in Salento, è un artista multimediale e compositore. Da sempre sviluppa le sue opere in una varietà di spazi, tra luoghi pubblici, siti archeologici industriali, teatri e musei, sfidando le tradizionali categorie cristallizzate che separano le arti.  
Nelle sue mostre, performance, installazioni immersive, opere totali, “riti” sonori su larga scala e concerti, si possono trovare danzatori, ensemble di musica contemporanea, maestri di culture e tradizioni antiche, multi-proiezioni video, ambienti tattili meditativi, strumenti tecnologici avanzati, materiali d’archivio, sculture sonore, oggetti, pittura e opere stampate, collaborazioni con persone, comunità, istituti scientifici.
Per la Fondazione Biscozzi | Rimbaud Yuval Avital ha ideato e realizzato un progetto site-specific ispirato al bosco sacro, il lucus appunto, caro agli antichi romani ma altrettanto considerato dalle arti.
L’artista, alla costante ricerca di tracce umane e recuperi rituali, affascinato dalle differenti identità dei luoghi, ha ideato un percorso espositivo che intende creare interrelazioni con la comunità e le sue radici culturali e naturali, rievocando le remote aree boschive ricoperte dalla macchia della penisola jonico-salentina. 
Novanta le opere in mostra, alcune recenti e altre realizzate appositamente, tutte caratterizzate dalla versatilità nell’utilizzo dei linguaggi e dei mezzi espressivi, d’una creatività mai doma, a tratti inquieta, che unisce il fare artistico tradizionale alla multimedialità, suddivise in quattro momenti. 
Nella prima sala al pianoterra cinque menhir suggeriscono il luogo sacro, a simboleggiare un paesaggio silvestre ove si ergono verticalmente, come alberi, gli approssimativi parallelepipedi. I monumenti monolitici sono riprodotti in scala, nel “dialogo” (così lo definisce l’artista) con gli artigiani locali della cartapesta, com’è nelle sue corde. A quelle strutture verticali si accompagna la serie pittorica dei Bagnanti, rappresentazioni d’impianto espressionista entro un’atmosfera onirica. 
Si prosegue nella sala dove sono ordinate dodici maschere sonore, dalle effigi ieratiche, irregolari e irreali, che emettono ineffabili suoni, forse ancestrali. Si prosegue poi nella sala successiva con il light box della serie fotografica Light Recordings n.8 Taidung/32, del 2018, ripresa notturna vissuta direttamente in un bosco sacro tra le tradizioni autoctone della gente di Taiwan. Lo schermo di grande dimensione è abbinato alla “comunità” dei quattordici Bagnanti in gesso, surreali statuine dai corpi umani compenetrate da vegetazione.  
L’esposizione si conclude nelle sale al primo piano, dove Avital disloca, tra le opere della collezione permanente della Fondazione, tre Singing Tubes, sculture sonore totemiche che riproducono voci: l’alta giraffa respirante (Singing Tubes n. 2), il ragno blu tremolante (Singing Tubes n. 3) e la vivace tinteggiatura del verme dal tono grave (Singing Tubes n. 6).
È in preparazione il catalogo della mostra, a cura di Massimo Guastella, Dario Cimorelli Editore.

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