Bruno Raspanti. Confronti


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Bruno Raspanti, Il muro del canto, 001 terracotta dipinta

Per le sale di Palazzo Ghisilardi, sede del Museo Civico Medievale di Bologna, i Musei Civici d’Arte Antica dell’Istituzione Bologna Musei hanno organizzato e realizzato una mostra antologica dello scultore bolognese Bruno Raspanti, a cura di Graziano Campanini, che rimarrà aperta fino al prossimo 1 ottobre.

La mostra è composta da una selezione di 30 sculture, realizzate dagli anni Settanta a oggi, che scandiscono l’intera vicenda creativa dell’artista votata ad una incessante sperimentazione della materia.

In questo ambiente avviene, così, un confronto, nel particolare caso di Bruno Raspanti, che può apparire spiazzante e, al tempo stesso mette in luce un filo assai resistente, che collega i diversi momenti della storia dell’arte, divertendosi a unire la contemporaneità con la storia.

Egli ama reinventare il mondo giocando abilmente con assemblaggi di forme e materiali tra i più eterogenei, spesso poveri e riciclati – come bronzo, terracotta, pezzi di legno, tegole, vetro, sedie, plastica – per inventare uno stupefacente repertorio di teatri visionari che si propongono non come copia del mondo, ma come uso del mondo.

Da qui hanno origine i cicli tematici dei baccelli, i carrioli, le zolle e i teatrini, tutti parte di una rappresentazione ironica e inattuale, in cui lo spazio, le proporzioni e le prospettive si mischiano e si confondono. Ne escono composizioni polimateriche e fragili, la cui vocazione figurativa viene messa in causa e contraddetta dallo stesso autore, che pur dando vita a tale confronto, riafferma e sancisce quella continuità nella differenza in cui ogni artista ama collocarsi.

Raspanti ha personalmente studiato la disposizione e la collocazione delle opere, in un percorso che fa intende far risaltare la loro carica spettacolare e scenografica nei mutui rimandi con gli spazi del museo.
Nell’opera “Il muro del canto” esposta lungo lo scalone principale, l’intenzione è, ad esempio, di mescolare la forma con l’idea della musica e del colore, intendendo quest’ultimo come tentativo di nascondere leggermente la forma scultorea che crea una sorta di evocazione, mentre nelle “Tre colonne”, esposte nel cortile, l’artista ha voluto ironizzare sull’idea antica del monumento, ribadendo l’inutilità della retorica monumentale. Concetto riproposto nel piano sotterraneo del museo dove Raspanti ha messo volutamente in contraddizione la scultura “La casa di cera”, realizzata con un materiale precario come la cera, con altre sue opere in bronzo, contraddicendo così l’idea immortale della vita stessa simboleggiata da questo materiale duraturo.

La mostra è accompagnata da un catalogo, con contributi critici di Graziano Campanini e Sandro Parmiggiani.

Nel corso della mostra sono previste visite guidate e laboratori realizzati da RTI Senza titolo s.r.l. e ASTER s.r.l.

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