Corto Circuito. Dialogo tra i secoli


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Gustav Klimt, Giuditta II

Al Centro Culturale Candiani di Mestre la Fondazione Musei Civici di Venezia inaugura oggi il primo di una serie di suggestivi appuntamenti dedicati all’arte moderna e contemporanea, con il titolo “Corto Circuito. Dialogo tra i secoli”, in ambito al quale si presenteranno di volta in volta esposizioni che andranno ad attingere dal ricco patrimonio della Città di Venezia conservato nelle collezioni civiche. Un progetto fortemente voluto dal Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che ha inteso così proporre alla cittadinanza un programma culturale di alto valore coinvolgendo lo straordinario patrimonio custodito nei Musei Civici e appartenente a tutto il territorio veneziano, Laguna e Terraferma. Il ciclo di mostre, concepito appositamente per il Centro Culturale Candiani da Gabriella Belli, Direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, apre con l’esposizione “Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione”, che resterà poi aperta fino al 5 marzo 2017.

La mostra, il cui progetto di allestimento è stato affidato a Pierluigi Pizzi, è incentrata attorno a uno dei miti più affascinanti della tradizione biblica, quello di ‘Giuditta’. Fulcro dell’esposizione, che presenta oltre ottanta opere provenienti dalle collezioni della Fondazione Musei Civici di Venezia (Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, Museo Correr, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento veneziano, Museo Fortuny, Museo di Palazzo Mocenigo), da alcuni musei come il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e da varie collezioni private nazionali e internazionali, è rappresentato dal capolavoro di Gustav Klimt Giuditta II (Salomè), che giunge per l’occasione da Ca’ Pesaro. Questa potente icona del XX secolo, realizzata dal grande artista viennese nel 1909 per la Biennale Internazionale d’Arte del 1910 e acquisita proprio in quell’anno dal Municipio di Venezia per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, letteralmente ‘ammalia’ per la sua carica sensuale e per le sue evocative reminiscenze bizantine. Intorno ad essa si articola una serie di suggestioni tra antico e contemporaneo che, dalla figura biblica di Giuditta e dalla sua fortuna artistica tra Cinque e Seicento, arriveranno al Simbolismo ottocentesco e al clima della Secessione Viennese, fino all’interpretazione del mito che il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, diede nel 1917 con Il tabù della verginità. Il passaggio da femme fatale a demone del ‘900 sarà inoltre evidente anche nel linguaggio cinematografico. Come nel video Giuditta: metamorfosi sullo schermo, realizzato da un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Padova, coordinati dal prof. Gian Piero Brunetta, in cui sono montati insieme brani delle più celebri ‘Dive’ passate sul grande schermo nei primi vent’anni del secolo scorso.

La mostra è inoltre accompagnata da un catalogo edito da Linea d’Acqua (Venezia, 2016), che raccoglie interventi di Gabriella Belli, Flavio Caroli, Gian Piero Brunetta, Elisabetta Barisoni, Elena Marchetti e Matteo Piccolo.

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