Irina Razumovskaya – Mariko Wada. Ritual voids


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Irina Razumovskaya, M1ST

Irina Razumovskaya, M1ST

di Luca Baldazzi

 

Alle Officine Saffi di Milano, da oggi e fino al 9 novembre prossimo è esposta la mostra “Irina Razumovskaya- Mariko Wada. Ritual voids”, che vede due artiste a confronto: Irina Razumovskaya (1990, Leningrado, USSR) e Mariko Wada (1972 Osaka, Giappone) e in dialogo diretto a partire da due differenti regioni contemplative.

“Ritual voids” esplora l’atto creatore ab originis di queste due scultrici come liturgia di purezza e di continua iniziazione. Non solo un insieme di gesti ma un moto composto da miriadi slanci di interiorità, atti che una volta impressi su forme articolate e non articolate, le trasformano in oggetti biomorfici e metamorfici.

Volumi che nello spazio conservano il potere di mantenimento ad uno stato di persistenza plastica, dall’interno del vuoto che le genera.” scrive Ginevra Bria nel testo critico della mostra.

Mariko Wada, Anatomy of the secret, realizzato a mano grès ingobbio, 2013 ph. Ole Akhøj

Mariko Wada, Anatomy of the secret, realizzato a mano grès ingobbio, 2013 ph. Ole Akhøj

I lavori di Irina Razumovskaya si dividono tra scultura e pittura. L’artista, rievoca forme funzionali, contenitori in itinere utilizzando l’argilla, materiale immortale, poetico ed altamente espressivo. Avendo come punto di partenza la storia della ceramica e la sua educazione classica, la Razumovskaya si lascia andare lavorando istintivamente la materia, utilizzando conoscenze profonde, assimilate, ed assecondando le sue preferenze estetiche. I comportamenti dell’argilla possono essere molto diversi, e per questo motivo l’artista preferisce non aggiungere elementi narrativi ai suoi pezzi, simboli storici che potrebbero generare motivi riconoscibili per l’osservatore, e invece lascia che sia la natura della materia stessa che crei l’immagine, con le sensazioni emotive che ne sono generate.

Le origini giapponesi e l’assimilazione della cultura occidentale danno a Mariko Wada una prospettiva privilegiata della scena dell’arte ceramica internazionale e la realtà di un mondo globalizzato. Negli ultimi anni, con i suoi lavori l’artista ha sondato il ruolo della ceramica in una società sempre più mediata e virtuale. Le caratteristiche fisiche specifiche della ceramica fanno sì che le sue opere diano enfasi alla qualità sia dell’oggetto fisico che dello spazio, due punti cardinali per l’essere umano che sono particolarmente soggetti ad essere mediati. L’argilla viene lavorata direttamente con le mani in un procedimento intensivo che può durare per ore o anche giorni. La lavorazione lenta e intensa dà una immediatezza particolare alle opere in ceramica, creando un risultato che non è un’immagine, ma piuttosto degli oggetti concreti e fisici che danno un punto fermo all’osservatore, una sensazione di un “qui e ora” incorporea.

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