Tel Aviv the White City. Una modernità “speciale”


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Ne’eman Towers, settimo ed ultimo edificio nel quartiere Nord di Tel-Aviv, progettato da Yaacov Agam, artista cinetico tra i più noti israeliano che vive a Parigi

In occasione dei 70 anni dalla nascita dello Stato di Israele, l’ambasciata israeliana in Italia, in collaborazione con il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, MAXXI, organizza la mostra “Tel Aviv the White City. Una modernità “speciale”, curata da Nitza Metzger Szmuk e aperta fino al 2 settembre nello stesso Museo, per presentare l’architettura e l’urbanistica di Tel Aviv, la prima città ebraica di fondazione emersa dalle dune lungo la costa del Mediterraneo.

A partire dagli anni ’20 del XX secolo, Tel Aviv è diventata la patria d’elezione di un gran numero di architetti che hanno studiato e lavorato in Europa e hanno portato con sé gli orientamenti rivoluzionari dell’architettura europea, fra i quali certamente anche il razionalismo italiano. Dalla Garden City disegnata da Sir Patrick Geddes ai duemila edifici (di cui circa seicento ancora in vita) che compongono il “centro storico”, monumento del Movimento Moderno, la “White City” è un museo a cielo aperto della più avanzata architettura internazionale del XX secolo. Oggi la “collina di primavera” è una metropoli in continua evoluzione con retaggi antichi, esotica e tecnologica al contempo.

Sono esposte in questa mostra cento tra fotografie, schizzi, plastici e video che svelano Tel Aviv e le sue architetture: una città all’avanguardia per l’innovazione oggi come nei primi del ‘900.

La mostra è una occasione per riscoprire il Movimento Moderno e gli influssi Bauhaus a Tel Aviv, proprio alla vigilia del centesimo anniversario del movimento che univa arte, architettura e design, nato nel 1919 alla Scuola Bauhaus di Weimar.
Lo sguardo della mostra parte dal finire degli anni ’20 e ’30, quando la città iniziò a crescere per effetto delle migrazioni dall’Europa e fu disegnata secondo il gusto e gli influssi di intellettuali e architetti, trasformando l’area periferica, semidesertica di Jaffa in una città moderna e funzionale.

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