Una movida Bárbara. Fotografie di Ouka Leele


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Al Museo di Roma in Trastevere, fino al 7 luglio è rappresentato un viaggio attraverso la lunga carriera, dal 1978 al 2014, di Ouka Leele (Madrid 1957-2022), ideata con l’intento di proseguire la rassegna di fotografi spagnoli attivi nell’ambito della movida madrileña degli anni Ottanta (in continuità con quella di Miguel Trillo già ospitata presso lo stesso Museo).

Postal Peluqueria, Merchandising produciso para el Festival de Fotografia de Arles 2019

L’esposizione ripercorre l’intera carriera di quest’artista, vincitrice del Premio Nazionale di Fotografia nel 2005, presentando opere dalla sua prima esposizione, Peluquería, fino agli ultimi lavori, come la serie scattata nelle Asturie A donde la luz me lleve, o quella di disegni con motivi botanici Floreale, offrendo una visione complessiva dell’universo creativo di Ouka Leele.

Sono esposte circa 100 opere di diverse dimensioni, formati e tecniche (alcune delle quali originali), integrate da materiale documentario, prove di stampa, cataloghi, manifesti e materiale di merchandising prodotto con le sue immagini.
La mostra comprende anche l’opera Menina Liberada, l’unica opera di una fotografa donna esposta in modo permanente al Museo del Prado e rappresenta uno sguardo panoramico sulla carriera di un’artista, tanto prolifica quanto inclassificabile, che fin da giovanissima è stata una risorsa essenziale dell’arte contemporanea spagnola e che ha contribuito in modo decisivo a collocare la fotografia tra i linguaggi della modernità.

Nel marzo del 1980 comparvero per le strade del centro di Madrid dei piccoli adesivi gialli con la scritta “Finalmente a Madrid le fotografie di Ouka Lele, dal 6 al 29 marzo presso la Galería Redor”. Era la prima volta che Bárbara Allende, che poi avrebbe cambiato il suo nome artistico in Ouka Leele, esponeva nella capitale spagnola. Completamente sconosciuta in città, e con alle spalle una sola mostra a Barcellona, si presentò come l’artista più attesa del momento. Non ci volle molto perché lo diventasse e, nel 1987, il Museo d’Arte Contemporanea organizzò la sua prima retrospettiva. Il suo lavoro suscitava grande interesse in un pubblico desideroso di tutto ciò che rappresentasse una rottura con i codici artistici di un Paese che usciva da quattro decenni di dittatura. Nel corso della sua carriera Ouka Leele ha mantenuto la stessa ingenuità, freschezza e capacità di provocare con cui aveva inaugurato la prima mostra a Madrid indossando un maialino in testa. Sebbene sia conosciuta come la fotografa della Movida, e sia stata sempre circondata da artisti dell’epoca, il suo stile ruppe con le altre visioni contemporanee.
Appassionata di pittura, divenne nota per l’uso della fotografia in bianco e nero che illuminava con una grande varietà di colori (a volte più forti, a volte più tenui). Tramite questa tecnica univa le sue sfaccettature di pittrice e fotografa e contribuì a elevare la fotografia al livello delle grandi opere pittoriche che tante volte aveva visitato al Museo del Prado. Ouka Leele creò la “mistica domestica” trasformando oggetti di uso quotidiano come un ferro da stiro o un rasoio nel centro dell’opera e forgiò uno stile proprio caratterizzato dalla messa in scena delle sue opere e dalla libertà creativa con cui risolveva ogni progetto, sia che si trattasse di una serie di dipinti floreali, di ritratti fotografici o di murales che di illustrazioni per libri, di manifesti istituzionali o di libri di poesie. Nel 2005 ricevette il più alto riconoscimento artistico, il Premio Nazionale di Fotografia, e negli ultimi anni si dedicò principalmente alla pittura.

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