Patrizia Cavalli /Marcia Hafif


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Il MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, accoglie fino al 25 agosto due nuove mostre monografiche dedicate a due diverse figure femminili legate a Roma: l’artista Marcia Hafif, “Roma, 1961–1969” e la poetessa Patrizia Cavalli, “Il sospetto del paradiso”, con una installazione fotografica di Lorenzo Castore.
Roma 1961 – 1968”, è la retrospettiva dedicata alla pittrice statunitense Marcia Hafif (Pomona, 1929 – Laguna Beach, 2018), che racconta il suo rapporto con Roma, e con la sua comunità artistica, attraverso opere realizzate durante il lungo soggiorno dell’artista nella città. Hafif giunge in Italia nel 1961 tramite un viaggio di ricerca a Firenze, per poi arrivare a Roma dove rimane fino al 1969.

Marcia Hafif


La mostra presenta opere su tela e su vinile, realizzate tra il 1964 e il 1968 e caratterizzate da uno stile che Hafif ha definito come “pop-minimale”, nelle quali i pattern geometrici lasciano progressivamente spazio alle hill shapes, le forme collinari tra le più rappresentative del periodo romano dell’artista. A completare il percorso espositivo tre serie di fotografie in bianco e nero, tra cui Roman Shopkeeper (1968), Italian Party (1968) e Roman Windows (1969) esposte per la prima volta, che offrono uno sguardo inedito sulla ricerca fotografica di Hafif, iniziata a Roma grazie all’aiuto dell’amico Tony Vaccaro.
“Il sospetto del paradiso” è la prima mostra che un’istituzione museale dedica alla poetesa Patrizia Cavalli (Todi, 1947 – Roma, 2022), figura cardine della poesia italiana del secondo Novecento, la cui casa romana è stata un importante luogo di incontro per l’ambiente culturale della capitale.
Il progetto espositivo permette di conoscere, attraverso oltre 200 fotografie di Lorenzo Castore, la casa di Via del Biscione vicino a Campo de’ Fiori, dove Cavalli ha vissuto per quasi 50 anni. Le fotografie su pellicola a colori e in bianco e nero sono state scattate nell’arco di una settimana, due mesi dopo la morte della poetessa e poco prima che la casa venisse smembrata. Documentano per l’ultima volta gli interni disabitati in una sequenza di scatti che da una scala ambientale si focalizza su oggetti, mobili, ritratti, manoscritti, opere di artisti, spesso amici, collezionati da Cavalli nel tempo. Viene restituito così il suo mondo domestico attraverso una fotografia di dettaglio dalla qualità materica.
In mostra anche una selezione di dattiloscritti e manoscritti, oltre a progetti editoriali nei quali Cavalli ha collaborato con artisti visivi o ha presentato scritti sull’arte.
Entrambe le mostre sono promosse dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo.

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