Juan Araujo. Clouds and Shadows on Mars


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Al Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo di Roma, fino al 28 maggio è allestita “Clouds and Shadows on Mars”, la prima personale in un’istituzione museale italiana dell’artista venezuelano Juan Araujo (Caracas, 1971), una delle figure di maggior rilievo nel panorama artistico internazionale.

Juan Araujo, L’eclisse (2024), olio su carta telata e tela (35cm x 27cm). Courtesy the artist and Galleria Continua

La mostra, curata da Luis Pérez-Ormas e Stéphane Verger e realizzata in collaborazione con Galleria Continua, è concepita specificamente per il Museo e, in particolare, per entrare in dialogo con gli affreschi romani della sua collezione, sfidando le nozioni convenzionali di tempo e spazio.

L’inclusione di riferimenti al sistema solare nelle opere di Araujo agisce come un promemoria della vastità temporale e spaziale che trascende le civiltà umane. Mettendo queste rappresentazioni celesti in contrapposizione con il patrimonio storico del Museo, rimosso dal suo contesto originale e inserito in un palazzo, Araujo invita il pubblico a riflettere sulla natura effimera dell’esistenza umana e sulla perennità dell’universo. Questo dialogo tra il passato distante e il presente, tra l’arte classica e le astrazioni moderne, offre una nuova prospettiva sul nostro posto nel cosmo e nella storia.

Si tratta di opere, dipinti su tela o lamiera, spesso allestiti come assemblaggi ed esposti su leggii moderni, che intendono entrare in dialogo con la collezione del museo, costituendo un pretesto per la collisione tra arte antica e contemporanea, attraverso incontri inaspettati e sottigliezze che trascendono una comprensione cronologica lineare dell’arte.  Juan Araujo gestisce magistralmente l’arte della pittura e le sue opere sono spesso basate su riproduzioni trovate in cataloghi e libri d’arte, riviste, giornali, rapporti scientifici o altro. Araujo mette in discussione la temporalità delle immagini, mostrando la sua dimensione multistrato, suggerendo connessioni e contrasti allegorici tra la loro natura iconica e il linguaggio verbale. Un esempio emblematico è l’opera che funge da titolo per questa mostra, “Clouds and Shadows on Mars”. Fa riferimento a un’immagine drammatica che raffigura una scena di guerra durante l’attuale conflitto in Palestina, insieme a una descrizione fornita dalla NASA di una riproduzione del pianeta Marte; indicando, infine, il nome dell’antico dio della guerra, Marte.

Trasmettendo immagini in cui temporalità diverse si scontrano, il lavoro di Araujo suggerisce che non esiste un tempo unico, reale e contemporaneo, ma piuttosto un presente fluido e esteso che porta tracce del passato, fatto sia di ricordo che di oblio, di rovine e cancellature.

I soggetti di Araujo includono riferimenti alla cultura italiana contemporanea come Pinocchio, i film di Michelangelo Antonioni, i dipinti di Giorgio Morandi e le fotografie di Luigi Ghirri. La mitologia antica è evocata attraverso svolte oblique e sognanti: l’opera di Cy Twombly e il suo personaggio raffigurati in una posizione malinconica, o dei Hypnos e Apollo.

Tra i nuovi dipinti in mostra, emblematico è “L’Eclissi”. Juan Araujo è noto anche per le sue opere che prendono vita da immagini di architettura moderna e paesaggi tropicali, nonché vedute di pianeti i cui nomi sono in risonanza con antiche divinità: Saturno, Giove, Plutone, Urano. L’astrofisica moderna ha rivelato che quando guardiamo le stelle nel cielo, otteniamo la risonanza visiva di eventi catastrofici e seminali accaduti milioni di anni fa, cogliendo a malapena i tremori dall’origine dell’universo. Guardare i pianeti è quindi simile a guardare il nostro lontano passato nei frammenti conservati in questo museo. Nuvole e ombre su Marte, antichi affreschi e frammenti scultorei, metamorfosi e cancellazione, ma anche sogno e risveglio improvviso dal furore della storia, danno forma alla sottile poetica pittorica di Juan Araujo.

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