Botero. Via Crucis


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Fernando Botero al Museo della Permanente di Milano, fino al 4 febbraio prossimo, con la prima mostra postuma: sessanta opere tra oli e disegni preparatori di una collezione che suona oggi come un vero e proprio testamento spirituale e il suo rapporto con l’eterno e con la religione.

Fernando Botero, Jesus y la multitud, 2010, Olio su tela 106x81cm, Museo de Antioquia, Medellin

Via Crucis. La Passione di Cristo è un ciclo di opere realizzate da Fernando Botero tra il 2010 e il 2011. Nella serie, composta da 27 olii e 33 opere su carta, emerge la tematica religiosa, molto importante per il pittore. Tematica tra l’altro vicina al maestro sin dalla sua prima infanzia trascorsa in quella Colombia così ricca di immagini devozionali e pratiche religiose profondamente radicate nella cultura e nell’iconografia.

I colori e le forme morbide tipici dell’opera di Botero vengono però in questa serie attraversate da uno sconvolgimento in cui dolore e tragedia si mescolano, esaltando il linguaggio figurativo che caratterizza l’artista colombiano.

Queste opere, nelle quali il dramma fa la propria incursione, sono un’evoluzione ed un arricchimento del corpus di Botero. Il tono ironico che permea di solito le sue opere viene qui sostituito da quello della pietas per portare il visitatore a riflettere sulla poesia, il dramma e la potenza rappresentati della Passione di Cristo.

Questa mostra è arrivata al cuore di Medellín, città natale di Botero, durante la settimana di Pasqua del 2012, per i festeggiamenti per gli ottant’anni di vita dell’artista. In quell’occasione il pittore ha deciso di donare la serie al Museo di Antioquia che oggi la presenta per la prima volta postuma alla recentissima morte del Maestro.

La mostra prodotta da Next Exhibition, in collaborazione con Associazione Culturale Dreams, con curatela di Glocal Project e ONO arte, è anche un’occasione per mettere in dialogo due importanti sedi museali internazionali: il Museo di Antioquia, da cui proviene la collezione, e il Museo della Permanente, da sempre snodo culturale unico nel suo genere, punto d’incontro prediletto da artisti, mercanti e uomini di cultura.

In “Via Crucis. La Passione di Cristo” il dolore di Gesù non può sfuggire allo spettatore che si trova anche ad assistere una sorta di distopia che aggiunge un ulteriore livello di lettura al ciclo. Il corpo di Cristo è martoriato, non il corpo di una divinità ma il corpo di un uomo che soffre per mano di altri uomini: alcuni di questi, tra l’altro, invece di essere soldati romani indossano divise militari contemporanee. E ancora personaggi come Simone o Veronica sono raffigurati in abiti moderni. Da ultimo le case che fanno da sfondo alle diverse stazioni ricordano di più quelle del Sud America che quelle di Gerusalemme, mentre alle spalle della crocefissione troviamo uno skyline che tanto assomiglia a quello di New York. Viene naturale quindi pensare che “Via Crucis. La Passione di Cristo” sia un ciclo che sì richiama la grande tradizione religiosa tipica sia della Colombia che della Storia dell’Arte, due aspetti onnipresenti nel corpus di Botero, ma che al tempo stesso apre ad una più profonda riflessione dell’artista sulle violenze e le ingiustizie sociali.

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