Joana Vasconcelos. Between Sky and Heart


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La Galleria degli Uffizi di Firenze diventa teatro delle installazioni di Joana Vasconcelos (Parigi 1971), l’artista portoghese che, amalgamando mito, storia e tradizione con ironia e irriverenza, sfida le convenzioni e gli stereotipi di genere.

Joana Vasconcelos, Palazzo Pitti, courtesy Uffizi

Fino al 14 gennaio 2024, questi spazzi accolgono tre opere spettacolari, che reinterpretano la tradizione e che affondano le proprie radici sia nella cultura popolare che nel barocco portoghese. “Between Sky and Heart” il titolo dell’esposizione, curata dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt e dal critico d’arte Demetrio Paparoni. Se sul piano della tecnica l’artista si avvale di pratiche artigianali e si appropria di oggetti legati alla vita domestica, sul piano della progettazione adotta una scala architettonica che richiede uno studio ingegneristico ed è capace di stupire l’osservatore alla prima occhiata.

La Sala Bianca di Palazzo Pitti accoglie Marilyn, un gigantesco paio di sandali a tacco alto che richiama quelli indossati dalla Monroe nel film “Quando la moglie è in vacanza”. Nel luccichio del materiale argentato si avverte subito qualcosa di strano: le calzature sono infatti composte non da eleganti maglie metalliche, ma da pentole in acciaio specchiante accompagnate dai corrispettivi coperchi. La scultura, quindi, nasce da un paradosso: comunissimi attrezzi da cucina si incastrano per comporre in chiave monumentale un elegante oggetto di moda. Nel contrasto tra la sensualità del femminile e il ruolo domestico a cui è tradizionalmente relegata la donna, Joana Vasconcelos trasforma gli strumenti della vita quotidiana, decontestualizzandoli attraverso l’assemblaggio, in una potente arma di sfida ai paradigmi di genere. A rendere esplicito il significato dell’opera è l’ironia, modalità comunicativa che da sempre permette all’artista portoghese di affrontare con leggerezza temi spinosi e controversi.

La Sala di Bona accoglie “Happy family”, una spiazzante reinterpretazione del tema cristiano della “Holy Family”. La delicatezza della ceramica e la leggerezza del legno, di solito privilegiate per questo tipo di scultura, vengono sostituite dalla durezza del cemento, la cui prepotenza e mascolinità vengono però avvolte dalla femminilità e dalla dolcezza di un manufatto all’uncinetto. Se da una parte il merletto, coprendone le nudità, sembra voler contenere la sensualità delle figure, dall’altra le trasparenze del ricamo ne moltiplicano la carica erotica. Questa spinta doppia e opposta carica Happy family di una spiccata forza vitale che si propaga nella scelta dei personaggi: al posto di Maria e Giuseppe, Vasconcelos sceglie due soggetti della tradizione pagana, una Flora e un Bacco, che cullando il bambolotto-bambino su un morbido “naperon”, lo rendono partecipe di una ritualità pagana. Tramite questa metamorfosi del soggetto, il divino viene trasposto in un rito di effusione dionisiaca; il messaggio di salvezza del soggetto originale si converte così in un inno alla vita e alla rinascita, in un’esaltazione dell’erotismo e della gioia di esistere. Un intricato intreccio di stoffe, lana, cotone, cordoncini, imbottiture, paillettes, perline, piume e led si staglia sul soffitto della Tribuna degli Uffizi con la potenza delle guerriere da cui prende il nome. “Royal Valkyrie”, una delle monumentali sculture pensili che compongono il ciclo delle Valchirie, è un immenso intreccio di colore in cui le eroine della mitologia norrena rivivono e si ridefiniscono. Nella fortuna del mito, le Valchirie hanno attraversato i secoli come guerriere implacabili, inflessibili, dotate di una forza sovrumana capace di sottomettere qualsiasi forma di vita; adornandole di tessuto, qualcosa di storicamente connesso alle tradizioni femminili, Joana Vasconcelos restituisce loro la sensualità e la delicatezza di cui erano state private, esaltandone insieme il ruolo di paladine della libertà. Se l’imponenza della scultura gronda dello spirito guerriero del mito, l’avvolgente sinuosità del materiale veste la Valchiria dell’empatia di chi sa provare compassione e combatte per una diversa percezione del potere femminile.

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