Rogelio López Cuenca. A quel paese


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Alla Real Academia de España, a Roma, fino al 13 giugno prossimo è allestita la mostra dedicata a Rogelio López Cuenca, realizzata in collaborazione con la Fondazione Baruchello e Acción Cultural Española AC/E, a cura di Anna Cestelli Guidi.

RLC, Que surja

La mostra si articola in tre sedi: un nucleo significativo di lavori è esposto negli spazi dell’Accademia di Spagna, le due opere Home Swept Hole e No/W/Here sono installate nella Fondazione Baruchello e altri lavori sono visibili nello spazio pubblico della Città di Roma. Le opere, dipinti, installazioni, video, testi editoriali che illustrano alcune delle problematiche fondamentali e ricorrenti nella ricerca di López Cuenca, si presentano quali il viaggio, le politiche migratorie, la memoria storica, la speculazione urbana e la spettacolarizzazione della cultura in funzione del turismo, nel tentativo di sovvertire l’ordine costituito e aprire gli occhi sul “capitalismo delle immagini”.
Il leitmotiv che lega tutte le opere, nonostante l’uso da parte dell’artista di tecniche e materiali sempre diversi, è l’indagine sul linguaggio, sulla parola, sulla sua tradizione e traduzione. Prima di tutto poeta e secondariamente artista, López Cuenca gioca sui doppi sensi, sulla fonetica, sullo scarto di senso che permette la parola scritta e verbale. Si spiega così anche il titolo, A quel paese, che nella sua voluta ambiguità semantica diventa esortazione, imprecazione, invito ed è esemplare di quel “campo poetico espanso” che caratterizza il lavoro di López Cuenca.
Unendo segni e disegni, manipolando il gesto grafico e attribuendo significati diversi a parole e immagini, López Cuenca mira a ridestare le coscienze dal torpore indotto dalle sovrastrutture di cui siamo ormai succubi.
Tra le opere anche la Mappa di Roma, il sito web realizzato da López Cuenca durante il suo secondo soggiorno nella Capitale nel 2007, risultato dal workshop, a cura di Anna Cestelli Guidi e Carla Subrizi che attraverso un lungo laboratorio di circa sei mesi, presso la Fondazione Baruchello, coinvolse studenti e curatori. La Mappa, che sarà consultabile nel corso della mostra grazie ad una postazione digitale, si presenta come una sorta di cartografia alternativa della città, volta non a istruire e informare, ma piuttosto a suscitare dubbi, contraddizioni e confronti, in modo da rileggere il tessuto urbano e sociale dell’Urbe attraverso eventi e fatti che attraversarono Roma negli anni Settanta.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue in italiano e spagnolo con un’intervista all’artista a cura della curatrice, e testi di Marco Baravalle, Charles Bernstein, Maria Salgado e Carla Subrizi.

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