Zehra Doğan. Avremo anche giorni migliori


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Le opere che l’artista curda Zehra Doğan espone nel Museo di Santa Giulia a Brescia, sono state tutte create, con materiali di riuso, come giornali e indumenti di uso comune, nel carcere di Tarso, dove è stata rinchiusa per 2 anni, nove mesi e 22 giorni con l’accusa di propaganda terrorista per aver postato su Twitter un acquarello tratto da una fotografia scattata da un soldato turco.

La mostra “Avremo anche giorni migliori”, aperta fino al 6 gennaio 2020 e curata da Elettra Stamboulis, rientra nel programma del Festival della Pace, organizzato dal Comune di Brescia ed è composta da circa 60 opere inedite, tra disegni, dipinti e lavori a tecnica mista, che interessano tutto il periodo della detenzione dell’artista, cui Banksy ha dedicato il più ambito dei muri di Manhattan, il Bowery Wall, con un’opera che la raffigura dietro le sbarre, mentre impugna una matita.

Accanto alle immagini, anche brani del diario scritto durante la prigionia: riflessioni in cui Doğan più volte fa riferimento ad artisti che nel corso della storia hanno manifestato il proprio dissenso senza pagarne, almeno apparentemente, le conseguenze e a quegli artisti che invece si rifiutano di prendere una posizione. La mostra rende conto della necessità di raccontare non tanto la propria, quanto l’altrui condizione con l’immagine e la parola e con tutto ciò che è disponibile, come il caffè, gli alimenti, il sangue mestruale o i più tradizionali pastelli e inchiostri, quando reperibili. Una prima sezione è dedicata alle macchie, da cui l’artista delinea un immaginario simbolico, dominato dalla figura umana sintetizzata nell’esaltazione di alcune componenti come gli occhi, le mani e gli attributi della femminilità. La figura femminile, quale singolo individuale o corpo collettivo, costituisce la seconda sezione dell’itinerario.

Attivista femminista, tra i primi giornalisti ad avere raccolto le testimonianze delle donne Yazide scampate all’Isis, Doğan dedica alla rappresentazione della donna la parte più vasta della propria produzione. Il corpo rientra nella rappresentazione politica con scene di guerra, a sottolineare come la prima delle battaglie da vincere sia quella contro il patriarcato.

La mostra è affiancata da un ricco programma di attività di approfondimento per il pubblico adulto, per le famiglie e per le scuole.

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