Emilio Scanavino. Genesi delle forme


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Fino al 15 dicembre prossimo, nelle sale di Palazzo Pigorini a Parma è esposta la mostra “Emilio Scanavino. Genesi delle forme” a cura di Cristina Casero ed Elisabetta Longari, realizzata in collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino e il sostegno del Comune di Parma. La rassegna offre una lettura inedita dell’opera di Emilio Scanavino (Genova, 1922 – Milano, 1986), artista che è stato protagonista della stagione italiana della pittura informale negli anni Cinquanta, aggiornando poi i suoi modi nei decenni seguenti lungo una traiettoria personale e coerente.

Emilio Scanavino, Senza titolo, stampa vintage in bianco e nero, anni 60, cm 10,5×14,8-Archivio Scanavino


L’esposizione presenta dipinti, ceramiche e sculture, più di cento fotografie scattate dallo stesso Scanavino, una produzione interessante e sostanzialmente inedita, conservata presso l’archivio dell’artista. Intorno a questo nucleo di immagini è costruita, con un taglio innovativo, la mostra, che chiarisce quindi come la pratica fotografica sia stata parte integrante, sin dalla fine degli anni Cinquanta, della ricerca dell’autore. Dal confronto tra gli scatti e la produzione artistica si evidenzia anche l’affermarsi di un differente modo di concepire l’immagine pittorica o scultorea da parte di Scanavino.
Nelle sue fotografie Scanavino immortala brani di realtà: corde, innesti, insetti, muri, nodi, pietre, tutti elementi che qui diventano forme primarie, archetipi, il cui senso va oltre il loro significato letterale. Si nota qui come l’artista assegni alla fotografia un ruolo fondamentale nel processo di genesi delle forme del suo immaginario, non fondato soltanto sulla sua invenzione, sulla sua immaginazione, ma capace di trarre forza anche da quella ricognizione sulla realtà che egli compie anche attraverso il mezzo fotografico.
Il fondamentale rapporto tra l’immagine fotografica e la produzione pittorica e scultorea di Scanavino, insieme all’analisi del suo linguaggio fotografico, sono indagati nel catalogo della mostra, edito da Magonza Editore, che presenta la produzione fotografica dell’autore, sinora poco conosciuta. I saggi delle due curatrici approfondiscono diversi aspetti: Cristina Casero si concentra più propriamente sull’analisi del linguaggio fotografico e sulle relazioni dell’artista con il clima culturale e il contesto espositivo a lui contemporaneo; Elisabetta Longari cerca, basandosi principalmente sui libri, come anche sui carteggi presenti nell’archivio del pittore, di tracciare una possibile mappa culturale del suo approccio alla fotografia e all’arte.

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