Mauro Staccioli. Sensibile ambientale


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È a Roma, alle Terme di Caracalla, che è allestita fino al 30 settembre la prima grande retrospettiva dedicata all’artista toscano Mauro Staccioli (Volterra, 1937 – Milano, 2018) dopo la sua scomparsa all’età di 80 anni lo scorso primo gennaio.

La mostra è composta da 26 opere; è realizzata a cura di Alberto Fiz ed è promossa e patrocinata da Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio in collaborazione con Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e Archivio Mauro Staccioli.

Essa ripercorre le diverse fasi creative dello scultore, la sua ricerca inesausta, la sua volontà di rapporto tra scultura e ambiente che la circonda e in cui essa si colloca.

Sono dunque esposte sedici sculture, quali “Seneffe” in acciaio tubolare di dieci metri di diametro, e “Portale” in acciaio corten di dieci metri d’altezza, che dialogano e interagiscono con l’imponente complesso termale romano. Non mancano numerose opere storiche come “Barriera” e “Piramide”.
Le altre sculture, dalla geometria primaria, spesso dall’equilibrio sospeso, come il “Triangolo dai lati curvi”, l’“Ellisse verticale”, il “Cerchio imperfetto”, sono collocate nei suggestivi sotterranei delle Terme che custodiscono gli antichi reperti.

Nel saggio in cui Alberto Fiz introduce l’ampia monografia edita da Electa, si legge tra l’altro: “Nelle sue creazioni, le forme s’inseguono in un desiderio costante di semplificazione che le rende immediatamente comunicabili. Ma non ci sono regole auratiche e l’opera d’arte va incontro alla devianza e all’instabilità in modo da porsi come corpo vivo, critico e provocatorio nell’ambito della società. Una geometria intuitiva la sua, che decreta l’incontro con il tempo e con la storia dove Staccioli “preferisce governare l’insicurezza dell’ideazione” piuttosto che affidarsi all’accademismo dei segni predefiniti.”

Nello stesso catalogo sono inoltre contenuti interventi e testimonianze di Marco Bazzini, Bruno Corà, Hugh Davies, Massimo Mininni, Robert C. Morgan, Giuseppe Panza di Biumo, Simona Santini e un’intervista di Gillo Dorfles.

 

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