Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet di Parigi


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A Palazzo Albergati di Bologna sono esposti, fino al 14 febbraio 2021, 57 capolavori di Monet e dei maggiori esponenti dell’Impressionismo francese, provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, noto nel mondo per essere la “casa dei grandi Impressionisti”.

Claude Monet-Ninfee,1916-1919 circa ©Musée Marmottan Monet, Paris, Bridgeman Images


Un’anteprima assoluta dal momento che, per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, il Museo parigino cede in prestito un corpus di opere uniche, molte delle quali mai esposte altrove nel mondo.
Principalmente Monet, ma anche Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro e Signac sono gli indiscussi protagonisti della mostra “Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet di Parigi”: un’occasione irripetibile per ripercorrere l’evoluzione del movimento pittorico più amato a livello globale.
Un percorso espositivo che vede primeggiare, accanto a capolavori cardine dell’impressionismo francese come Ritratto di Madame Ducros (1858) di Degas, Ritratto di Julie Manet (1894) di Renoir e le Ninfee (1916-1919 ca.) di Monet, opere inedite per il grande pubblico perché mai uscite dal Musée Marmottan Monet. È il caso di “Ritratto di Berthe Morisot distesa” (1873) di Édouard Manet, “Il ponte dell’Europa” e “Stazione Saint-Lazare” (1877) di Claude Monet e di “Fanciulla seduta con cappello bianco” (1884) di Pierre Auguste Renoir.
Questa mostra vuole anche rendere omaggio a tutti quei collezionisti e benefattori, tra i quali molti discendenti e amici degli stessi artisti in mostra, che, a partire dal 1932, hanno contribuito ad arricchire la prestigiosa collezione del museo parigino rendendola una tra le più ricche e più importanti nella conservazione della memoria impressionista.
Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi ed è curata da Marianne Mathieu, direttore scientifico del Museo.
Accompagna ed arricchisce la mostra un prezioso catalogo edito da Skira.

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