Il Museo Poldi Pezzoli di Milano, in continuità con la volontà del suo fondatore, incoraggiando il dialogo “tra antico e moderno”, presenta la mostra “Elisa Sighicelli. Vitroepifanie”, esposta fino al 20 maggio prossimo, composta da un corpus di opere fotografiche che reinterpretano la collezione di vetri antichi del Museo, l’esposizione offre una visione inedita e trasfigurante di questi straordinari oggetti.

Il legame dell’artista torinese con il Museo Poldi Pezzoli data al 2013. Negli anni, il dialogo con le collezioni museali è divenuto un tratto distintivo della sua ricerca artistica. Proprio per questa sensibilità, il Museo ha deciso di invitare nuovamente Elisa Sighicelli a confrontarsi con le proprie collezioni, lasciandole piena libertà di scelta.
L’artista è stata affascinata dalla collezione di vetri di Murano. Questa raccolta straordinaria documenta in più di duecento pezzi la produzione veneziana dal XV al XIX secolo. In particolare, Sighicelli si è concentrata sulle fantasiose forme della sezione barocca. Tra i soggetti selezionati spiccano i “Trick Glasses” bicchieri da trucco o a sorpresa, calici dalla coppa larga e bassa che può essere riempita senza che il liquido ne fuoriesca solo otturando un foro a metà del gambo, pena essere irrisi dagli altri commensali.
Sono bicchieri ingegnosi e artistici progettati per vari giochi alcolici. Stimolano l’affiatamento, offrono divertimento e, in qualche modo sorprendono o ingannano il bevitore.
L’artista, affascinata dalle forme vagamente biomorfe e dalle qualità di liquidità e trasparenza proprie dei vetri, attraverso la fotografia e la manipolazione dell’immagine, li trasforma in entità fantastiche che occupano spazi onirici.
Attraverso il suo approccio fatto di cambiamenti di scala, sfocature e inversioni tra positivo e negativo, Elisa Sighicelli ha trasformato questi oggetti in visioni oniriche. I vetri sembrano liquefarsi, rivelandosi come vitro-epifanie: apparizioni mutevoli, quasi creature monocellulari osservate al microscopio.
Il progetto è stato concepito come un’installazione specifica per lo spazio della Stanza del Collezionista, al primo piano del museo che è vicina alla sala che ospita i vetri antichi.
Decostruendo le convenzioni e le gerarchie visive, l’obiettivo dell’artista è rivelare la potenza espressiva e la poesia di dettagli anche minimi o trascurati. La sua pratica è fondata sull’esplorazione delle qualità scultoree della luce, concepita come forza trasformativa e mezzo per rinnovare lo sguardo.
Piuttosto che trasmettere narrazioni chiare o documentare la realtà, Sighicelli invita il pubblico a vivere un’esperienza fenomenologica che ridefinisce i confini della percezione.
Negli anni precedenti, l’artista ha creato mostre specificatamente concepite per Palazzo Madama a Torino, per il Museo Pignatelli a Napoli, per il Castello di Rivoli Museo d’arte Contemporanea, e per la GAM di Milano, creando opere ispirate alle collezioni di questi musei o alla loro architettura.