Silvia Cini. Avant que nature meure


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Silvia Cini espone le sue opere nella mostra “Avant que nature meure” presso il Museo Orto Botanico di Roma, fino all’8 settembre, parte del progetto tra i vincitori dell’Italian Council (11 edizione, 2022), il programma di promozione internazionale per l’arte contemporanea italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Il progetto, presentato dal Museo Orto Botanico, Polo Museale Sapienza, Sapienza Università di Roma in partenariato con ELTE University Botanical Garden Budapest, ha permesso la realizzazione di un’opera destinata all’Istituto Centrale per la Grafica.

Silvia Cini, Avant que nature meure, Segna sfalcio galvanoplastiche, Museo Orto Botaico, Roma

La mostra nasce dall’incontro tra due artisti, in un’affinità che oltrepassa la distanza di oltre un secolo: Silvia Cini, che dagli anni Novanta attraverso pratiche di arte partecipata ha focalizzato la sua ricerca sul paesaggio come metafora sociale ed Enrico Coleman, considerato tra i più significativi pittori paesaggisti nella Roma di fine Ottocento.

Il titolo “Avant que nature meure” cita un testo del 1965 dello scienziato Jean Dorst, tra i padri dell’ambientalismo, condividendone l’appello alla riconciliazione dell’essere umano con l’ecosistema.

Articolato in differenti fasi e modalità, esposizioni, conversazioni, talk, workshop, performance, azioni, “Avant que nature meure” ha collaborato con istituzioni culturali e museali come l’Hungarian Garden Heritage Foundation e l’ELTE Botanical Garden a Budapest, Careof a Milano, MAMbo a Bologna, PAV Parco Arte Vivente a Torino, Kunstraum München – En Plein Air a Monaco, portando avanti una riflessione ecocentrica che ha coinvolto botanici, studiosi dell’ambiente ed antropologi, artisti, storici dell’arte, urbanisti, curatori, in un dialogo scandito dai diversi approcci disciplinari delle environmental humanities. I temi della resilienza dell’ecosistema, del mondo vegetale sinantropico come parte della storia interspecie della città, sono andati a tessersi agli immaginari che germinano attorno alla flora selvatica negli intrecci tra arte contemporanea e rappresentazioni scientifiche. Allestita nella Serra espositiva del Museo Orto Botanico, la mostra è concepita come un percorso che attraversa “Avant que nature meure” nella sua durata pluriennale e nelle sue diverse tappe e declinazioni mediali, riunendo ai dati della progressiva mappatura partecipata, scultura, installazione ambientale e sonora, fotografia, video, nello spazio protetto di uno dei giardini botanici dalle origini più antiche in Europa, allineando esiti e poetiche del progetto dedicato al mondo nascosto delle fioriture negli spazi interstiziali del super organismo della metropoli.

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