Nelle Sale espositive del II piano di Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, fino al 28 settembre è esposta la mostra “Giulio Aristide Sartorio. Il poema della vita umana”, realizzata a cura di Elisabetta Barisoni e Matteo Piccolo.

Un complesso e monumentale ciclo pittorico realizzato per il Padiglione Centrale dell’Esposizione Internazionale d’Arte del 1907, che racconta l’esistenza in chiave Simbolista: protagonista a Ca’ Pesaro il Poema della vita umana in un allestimento che rievoca la prima esposizione del fregio ai Giardini e che racchiude la visione degli autori del primo Novecento
Sono qui esposte le quattro composizioni monumentali, alternate a dieci teleri verticali, in cui si dispiega una visione drammatica dell’esistenza, personificata dalle maestose figure nate dalla fervida immaginazione dell’artista romano.
Le sale adiacenti ricostruiscono il momento storico e rievocano lo spirito del tempo tra opere di artisti coevi a Sartorio, primi fra tutti Auguste Rodin e Max Klinger, presenti nell’allestimento del 1907, Henri Fantin-Latour, Ettore Burzi, Galileo Chini, partecipi del sogno simbolista, del realismo, fino alle soglie delle avanguardie storiche. Unitamente, trova ampio spazio la documentazione dell’importante restauro a cui il ciclo pittorico è stato sottoposto.
Nelle quattro scene principali del Poema della vita umana prende forma un articolato significato di simboli, di indiscusso fascino nella loro complessa e misteriosa interpretazione: la Luce, la prima grande scena che il visitatore incontrava a sinistra, entrando nel salone della settima Biennale; di fronte si stagliano le Tenebre, in cui l’autore rappresenta la lotta della vita contro le forse insidiose della simulazione, una probabile allusione autobiografica in cui Sartorio sferza conto i “presunti amici” del mondo della cultura del tempo. Segue Amore in cui compaiono Venere, Urania e Pandemone, la favola di Amore e Psiche e Himeros, simbolo del desiderio amoroso, opposto ad Eros, il “buon amore”; di seguito nell’allegoria della Morte irrompono i cavalli di Thanatos, le arpie la annunciano, il Sonno di Ypnos la precede.
Per far comprendere appieno il significato del grande ciclo di Sartorio e restituire la giusta evidenza al Poema, la mostra ricostruisce il contesto sia attraverso documenti provenienti da diversi archivi, sia grazie a una scelta delle opere nazionali e straniere esposte alle Biennali negli stessi anni e pervenute contestualmente nelle collezioni di Ca’ Pesaro.
Insieme al ciclo nell’Esposizione del 1907 e oggi eccezionalmente riuniti erano presentati il Pensatore di Rodin, opera iconica del maggiore scultore francese del tempo, donata nello stesso anno alla Galleria dal Sindaco di Venezia Giovanni Grimani e la scultura-capolavoro del tedesco Max Klinger, La bagnante del 1897.
Segue una seconda sezione che suggerisce altre visioni della ricerca di Sartorio, non solo rispetto ai temi simbolisti espressi nel Poema ma anche nella pittura di paesaggio, laddove i luoghi della natura diventano spazi dell’anima, i soggetti sono semplici, la resa intensa un inno poetico. Successivamente la mostra ripercorre il sogno che attraversa l’Europa ai primi del ‘900 ripercorrendo, inevitabilmente, autori e vicende che legano la giovane Galleria veneziana d’Arte Moderna e le prime edizioni dell’Esposizione ai Giardini. La terza sezione accorpa alcuni interpreti del Simbolismo internazionale, sia nell’accezione mitteleuropea che in quella mitologica mediterranea, per sfociare nella quarta sala dedicata al tema del paesaggio, visto attraverso presenze italiane e straniere, dal Simbolismo “dorato”, classico e talvolta più nordico della precedente. Il viaggio attraverso le collezioni della Galleria diventa in parallelo una storia della Biennale: a popolare la quinta sala sono gli autori della più raffinata scuola belga, il primo Padiglione Internazionale sorto nei Giardini, insieme a protagonisti provenienti dai territori tedeschi e austriaci, per arrivare fino alla pittura inglese e svedese.

