Dalì, una storia della pittura


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Con questo titolo il Grimaldi Forum di Monaco promuove una mostra delle opere di Salvador Dalì (Figueres, Girona, 1904-1989), uno dei maggiori geni dell’arte del Novecento, visitabile nella nell’Espace Ravel della stessa sede monegasca per tutta l’estate e fino all’8 settembre, consolidando, così, l’impegno annuale estivo di presentare una mostra di grande rilevanza storica. Curatrice della mostra è Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalí e del Centro Studio Daliniani, Fundació Gala-Salvador Dalí, coadiuvata da Laura Bartolomé e questa occasione è anche un motivo per celebrare i trent’anni dalla morte del Maestro.

Salvador Dalí, La memoria della donna-bambina, 1929 – Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía -Archivi fotografici Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí / Adagp, Paris 2017

È qui esposta una selezione di dipinti, disegni, documenti e fotografie risalenti agli anni tra il 1910 e il 1983 che ripercorre le diverse fasi creative dell’artista, grazie a cui si approfondisce anche l’importanza di Dalì nella storia della pittura del XX secolo, che dopo le prime sperimentazioni, trova ispirazione nelle avanguardie europee spaziando dall’impressionismo al cubismo, dalla pittura metafisica all’astrattismo.

Il percorso della mostra è disposto in ordine cronologico e inizia con le opere che hanno come tema i paesaggi di Cadaqués e alcuni ritratti di famiglia, ancora con impronta impressionista, tanto che al confronto con lo sviluppo successivo appaiono, si direbbe in gergo, accademici.

Successivamente si passa al periodo del Dalí surrealista, un movimento che abbraccia nel 1929 e del quale diventerà uno degli esponenti più rappresentativi e questa sua nuova espressione d’arte lo porta a produrre opere improntate sulla trasgressione, grazie a cui si sentirà libero di dare sfogo alla sua vera creatività.

Dopo aver esposto le sue teorie sul metodo paranoico-critico nel saggio “L’asino putrefatto”, pubblicato nel 1930 in “La Donna visibile”, crea delle immagini sdoppiate, realizzando dei capolavori improntati sull’ambiguità visiva e prendendo come riferimento paradigmatico “L’Angelus” di Millet. Ma, quando assume il ruolo di storico dell’arte e decide di trovare delle conferme scientifiche a supporto della sua personale delirante interpretazione del quadro, sarà espulso dal movimento surrealista che lo giudica troppo eccentrico, se non addirittura in preda a turbe psichiche.

Il successivo metodo di lavoro, da egli stesso definito “paranoia critica” è quello in cui i dipinti rappresentano dei simboli onirici e le sue opere più significative hanno origine da questo periodo, al quale appartengono anche i quadri di piccole dimensioni.

Le fotografie e i disegni che accompagnano il percorso espositivo integrano la panoramica e la conoscenza di Dalí.

Altri aspetti significativi dell’evoluzione artistica di Dalí sono le illusioni ottiche e la pittura stereoscopica. A partire dagli anni ’60 del secolo scorso e per tutto il resto della vita, Dalí continuerà la sua ricerca, arricchita dalla sua passione per la scienza e le nuove tecnologie che si traduce nell’esplorazione dei linguaggi del futuro come la stereoscopia o l’olografia.

Al di là dei cinque sensi, l’iper-realtà assume grande importanza per Dalí perché gli permette di spingersi oltre la realtà. La pittura stereoscopica ci mostra una terza dimensione, mentre l’artista è alla ricerca della quarta dimensione, che associa il senso della prospettiva alla profondità.

Durante gli ultimi anni di vita, Dalí mostra ammirazione per Michelangelo e Velázquez che ammira profondamente.

Completa la mostra una serie di ritratti, in totale una quarantina di fotografie originali dell’artista, che permettono di cogliere tutta la concentrazione e la passione nell’atto della creazione.

Questa mostra, complici opere e allestimento, ricrea l’atmosfera magica che si respira nel Teatro-Museo di Figueres e la visita della mostra si conclude con la proiezione di “Dreams of Dalí”, un’installazione di realtà virtuale creata dal museo Dalí di St-Petersburg in Florida a partire dal quadro “Reminiscenza archeologica dell’Angelus di Millet”, dipinto nel 1935, ma non presente in mostra.

La mostra è corredata da un catalogo, edito da Hazan, con testi in francese e inglese.

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Informazioni su Anselmo Villata

Caporedattore dell'Agenzia Stampa Verso l'Arte, iscritto all'Albo dei giornalisti dal 1999 (pochi giorni dopo il 18° compleanno). Presidente dell'Istituto Nazionale d'Arte Contemporanea, Curatore, Critico d'Arte, Saggista, Cultural manager e Cultural planner orientato alla promozione e alla valorizzazione dei Beni Culturali con un'ottica all'interdisciplinarità e alle collaborazioni internazionali.