Premio Leonardo Sciascia. Amateur d’estampes


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Nell’Aula Colleoni dell’Accademia di Belle Arti di Roma, fino al 25 luglio sono esposte le opere degli artisti invitati al Premio Leonardo Sciascia: Norman Ackroyd, Regno Unito; Thiago Arruda, Brasile; Devorah Boxer, Francia; Catalina Chervin, Argentina; Hélène Damville, Francia; Mehdi Darvishi, Iran; Peter De Koninck, Belgio; Oleh Denysenko, Ucraina; Elisabetta Diamanti, Italia; Gérard Diaz, Francia; Stuart Duffin, Regno Unito; José Faria, Portogallo; Pablo Flaiszman, Francia; Pascale Hémery, Francia; Irving Herrera, Messico; Gabriel Kantor, Italia; Tiina Kivinen, Finlandia; Stefano Luciano, Italia; Vittorio Manno, Italia; Gino Renzo Merlina, Italia; Sayuri Nishimura, Giappone; Masaki Nose, Giappone; Sergio Saccomandi, Italia; Ari Sadik, Turchia; Marjan Seyedin, Francia; Aleksandr Steshenko, Russia; Toshinori Tanuma, Giappone; Kouki Tsuritani, Giappone; Art Werger, USA. Il Premio, che è un omaggio alla passione di Leonardo Sciascia per l’arte incisoria, è ideato da Francesco Izzo e Gian Franco Grechi dell’associazione Amici di Sciascia e co-promosso dalla Civica Raccolte di Stampe “Achille Bertarelli”; ha cadenza biennale e utilizza la formula “su invito”.

Nishimura Sayuri Steepness of Dying, acquaforte con acquatinta


Sono tre i vincitori designati per la IX edizione dalla giuria, composta dal compianto Piero Guccione, già Presidente onorario, da Edo Janich, Carla Horat, Giuseppe Modica (Docente di Pittura all’Accademia di belle Arti di Roma e coordinatore del Dipartimento Arti Visive), Roberto Stelluti, Gaetano Tranchino, oltre a due artisti invitati alle precedenti edizioni, Krzysztof Skórczewski e Evan Summer. Il Primo Premio è andato a Stefano Luciano per l’opera “Furbizia che genera sgarbo”; secondo classificato, dal Giappone, Sayuri Nishimura, con “Steepness of dying”, mentre il terzo posto è andato a Elisabetta Diamanti, con “Animus re-signum”. Tre, inoltre, le menzioni speciali, andate ai francesi Devorah Boxer (Retenue II) e Gérard Diaz (Le passage), e all’iraniano Mehdi Darvishi (The end of the game).
Per l’occasione è stato pubblicato un catalogo da Il Girasole Edizioni, Valverde (Catania), a cura di Francesco Izzo.

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