I Fortuny. Una storia di famiglia


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In ambito al progetto di MUVE Contemporaneo 2019, il programma espositivo della Fondazione Musei Civici di Venezia giunto alla sua quarta edizione, rientra anche la mostra “I Fortuny. Una storia di famiglia”, allestita, appunto, a Palazzo Fortuny di Venezia fino al 24 novembre e nel 70° anniversario della morte di Mariano Fortuny y Madrazo.
Il progetto espositivo si propone di indagare con maggiore attenzione due temi che li accomunano: da un lato la pratica della pittura, saldamente inserita nella tradizione europea degli antichi maestri, dall’altro la passione collezionistica intesa come occasione di studio e rielaborazione artistica.
È un’attitudine, quest’ultima, che già Marcel Proust aveva sottolineato in Fortuny figlio. Secondo lo scrittore francese, è proprio riportando a nuova vita i disegni del passato che si rivela la sua potenza di artista: tale risultato fu possibile grazie a una affinata sensibilità che veniva dal contesto famigliare, e da un peculiare modo di raccogliere, studiare e rielaborare i reperti giunti da altri tempi e altre culture. Mariano Fortuny y Marsal aveva coltivato la propria passione per l’antiquariato circondandosi di tessuti antichi, vetri, vasellame, armi dei secoli passati, statue, mobili, tappeti, con i quali decorava il proprio atelier e dai quali prendeva spunto per inserirli nei propri quadri, spesso trasformati o reinterpretati.

Mariano Fortuny y Madrazo, Lo studio del pittore a Palazzo Pesaro degli Orfei, s.d.
Tempera su legno, 119 × 132,5 cm, Venezia, Museo Fortuny | © Archivio fotografico Fondazione Musei Civici di Venezia/Claudio Franzini

La mostra ambisce a ricomporre in parte questa collezione significativa per le sue valenze artistiche e culturali e anche famigliari e affettive, riportando in questa mostra alcuni degli oggetti e delle opere che componevano la raccolta.
Ecco allora che dal Museo Ermitage di San Pietroburgo arriva un vaso di maiolica ispano-moresca con decorazioni in lustro metallico a riflessi dorati unico per dimensioni, qualità artistica, integrità.

Dal Museo del Prado arriva, tra le altre opere, uno dei dipinti più significativi tra quelli di Fortuny Marsal: “I figli del pittore nel salone giapponese”. Ci sono naturalmente alcuni dei dipinti “orientalisti” per cui Fortuny padre era famoso e per i quali i collezionisti dell’epoca spendevano cifre considerevoli.

In mostra c’è anche un’ampia selezione di abiti, che fecero conoscere al mondo il nome di Mariano Fortuny Madrazo e, inoltre, tessuti antichi, scudi, pugnali e armature preziosamente decorate, incisioni, acquerelli e disegni, modellini per scenografie, fotografie, strumenti da lavoro.

Combinando arte e scienza, arte e tecnologia, egli spazia dai campi della pittura e scultura alla fotografia, alla grafica, alla decorazione di interni, all’abbigliamento, alla scenografia, all’illuminotecnica, producendo tessuti, abiti, colori a tempera, brevettando invenzioni tecnologiche, creando una florida attività imprenditoriale. Insomma, dando vita a quell’insieme sfaccettato ma coerente che è il marchio “Mariano Fortuny Venise”.

La mostra è documentata da un corposo catalogo in doppia edizione (italiano e inglese), con saggi scritti da specialisti e studiosi internazionali: da Javier Barón a Giandomenico Romanelli. Inoltre sono presenti scritti di Paolo Bolpagni, Ilaria Caloi, Emiliano Cano Díaz, Doretta Davanzo Poli, Daniela Ferretti, Claudio Franzini, Silvio Fuso, Sophie Grossiord, Ana Gutiérrez Márquez, Marzia Maino, Sergio Polano, Chiara Squarcina, Axel Vervoordt, Rosa Vives, Cecilia Zanin.

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