Compongono la mostra “A Thing Of Beauty. Eterogeneità della materia”, curata da Laura Borghi alle Officine Saffi di Milano fino al 28 giugno, le opere di undici artisti di diverse generazioni: Rose Cabat, Hans Coper, Keiji Ito, Yasuhisa Kohyama, Kazuhito Nagasawa, Lucie Rie, Päivi Rintaniemi, Shingo Takeuchi, Kati Tuominen-Niittylä, Nanni Valentini, Carlo Zauli, artisti attivi dagli anni ’50 ad oggi, grazie ai quali viene messa in evidenza l’inalterata e impressionante bellezza della ceramica.

Accanto al lavoro di
artisti che hanno fatto la storia della ceramica dal dopoguerra in poi, non
poteva mancare la massima essenza di equilibrio nella forma e nel colore dell’arte
ceramica giapponese e di artisti provenienti dal Nord Europa.
L’apparente fragilità, spesso in contrasto con la solidità del grés, delle
creazioni dalla texture ruvida e dalle sfumature accese e vivaci di Lucie Rie
si accompagna ai lavori di Hans Coper più sperimentali, opere astratte e dalle
forme monumentali. Un’esplosione di colore emerge dalle minuscole ceramiche di
Rose Cabat caratterizzate da smalti viola, rosa, verde, blu, dalla finitura
simile a seta.
Accanto a questi maestri dell’arte ceramica internazionale si impongono, con un
linguaggio completamente autonomo, le sculture di due figure fondamentali,
protagonisti di una memorabile stagione della ceramica italiana, Nanni
Valentini e Carlo Zauli le cui opere sono messe in dialogo con le sculture di
quattro artisti giapponesi. Lo stile minimalista e l’inimitabile lavorazione
delle sculture antropomorfe, dai richiami arcaici, di Keiji Ito, le forme
piene, come scolpite dal vento di Yasuhisa Kohyama, si uniscono alle sculture
ermetiche di Shingo Takeuchi fino ai misteriosi contenitori di ricordi di
Kazuhito Nagasawa nei quali l’argilla si fonde con il ferro, vetro e legno.
Un’alleanza tra potere e fragilità si ritrova nelle grandi e delicate sculture
di Päivi Rintaniemi, che esprimono una sintesi poetica tra forme arcaiche e
design minimalista. Un’ulteriore presenza finlandese, Kati Tuominen-Niittylä,
che con i suoi “contenitori” ci riporta ai paesaggi delle foreste nordiche
evocando al contempo le forme di secchi, setacci e cesti, tracce di una vita
ancestrale.
L’allestimento della mostra è arricchito da mobili scandinavi anni ‘50 e una
selezione di tappeti Beni Ouarain provenienti dai monti del Medio Atlante
(Marocco), regione dove giungevano lane molto pregiate mai tinte che le
tessitrici hanno trasformato in tappeti di grande luminosità, colore e
morbidezza.

