Antonello Viola. L’oro della Laguna


Stampa

A Ca’ Pesaro di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna Sale Dom Pérignon, II Piano, fino al 28 settembre è esposta la mostra dedicata a Antonello Viola (Roma, 1966), “L’oro della Laguna”, a cura di Elisabetta Barisoni.

Antonello Viola, L’oro della Laguna

Il progetto, pensato appositamente per le sale al secondo piano del museo, vede allestita una speciale selezione di dipinti ad olio su vetro e su carta giapponese realizzati dall’artista negli ultimi quattro anni, molti dei quali esposti al pubblico per la prima volta. Nell’universo pittorico di Antonello Viola il colore è materia e energia, che vibra in un altro spazio-tempo, invitando al silenzio e alla contemplazione. Le sue opere posseggono il dono dell’iridescenza, mutano costantemente in base alla luce e risuonano con la memoria. Come un’epidermide liquida, la pittura di Viola è fatta di trasparenze e stratificazioni, riflessi e dissolvenze. I molteplici dettagli sulla pelle dell’opera sono tracce di accadimenti nel tempo, segni dell’intimo rapporto dell’artista con la materia fluida della pittura e con quella impalpabile della foglia d’oro. Nel confronto con la città di Venezia, Viola accoglie e continua il vibrante rapporto tra luce, cielo e acqua che caratterizza questa città. L’andirivieni di fluidi scandisce inevitabilmente il tempo e la vita. Proprio questo fluire è ciò che l’artista ha cercato nelle sue opere per Ca’ Pesaro. Antonello Viola mantiene la capacità di non avvertire l’oggetto nel quadro, di polverizzarlo e lasciarlo sfuggire, creando atmosfere astratte che affrontano la pura essenza spirituale trasfigurata nella materia pittorica. Più che di astrazione, si dovrebbe parlare di “non oggettività”. Virtuoso del colore, l’artista raggiunge in questa nuova serie di lavori cromatismi di estrema raffinatezza. La sua è una pittura colta, che conosce e rispetta l’uso espressivo del colore da parte dei maestri del passato e in una recente mostra alla Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma, una serie di sue carte era allestita nella sala dedicata a Giulio Aristide Sartorio. A Ca’ Pesaro, Viola rinnova il dialogo con Sartorio, anche lui romano a Venezia, con il “Poema della vita umana” allestito nelle sale adiacenti alla mostra. Nei vetri esposti, la pittura assume una dimensione tridimensionale, grazie a lastre disposte su più livelli e dipinte su entrambi i lati. Come paesaggi diafani, queste composizioni si sviluppano orizzontalmente, per scorrimento di piani, restando libere e aperte. Fanno da contrappunto le opere su carta, verticali e iconiche, dove l’oro esalta la virtù della luce. Come le fondamenta veneziane sono costantemente ridefinite dalla marea, in egual modo non esiste un fisso argine alla pittura. I lavori in mostra partecipano al gioco dei riflessi cangianti tra cielo e acqua, contribuendo a restituire un ritratto unico e mobile di Venezia. Qui, la libertà dell’opera è piena e si apre liricamente all’eterno, indefinibile fluire.

Share Button