La Fondazione Dozza Città d’Arte è lieta di presentare la mostra “Tenet. La voglia di andare, restando”, personale dell’artista Andrea Mario Bert, fino al 31 agosto presso il Museo Rocca di Dozza (Bologna), a cura di Agnese Tonelli. Il titolo, scelto dallo stesso artista, è un palindromo che richiama il misterioso quadrato del Sator, fortemente connesso con il suo lavoro.

Con questa esposizione Bert torna a dialogare con il borgo che già lo aveva accolto nel 2017 durante la XXVI Biennale del Muro Dipinto, lasciando un segno indelebile con l’opera murale La Svolta in Vicolo Campeggi. Oggi, con “Tenet”, l’artista propone una riflessione intensa sulla duplice tensione tra radicamento e desiderio di altrove, tra stasi e slancio interiore, attraverso un corpus di opere che compongono un autentico “cielo dell’anima”.
La curatrice Agnese Tonelli, così presenta la mostra: “Tenet offre una panoramica sulla profonda ricerca di Andrea Mario Bert, un artista per cui nutro grande stima professionale e personale, che nel tempo ha saputo creare una vera e propria “Poetica del cielo”. La sua maestria pittorica e visionaria è in grado di portare lontano il visitatore che, attraverso piccoli o grandi frammenti di cielo e schegge di luce, si ritrova improvvisamente immerso nell’infinità della volta.”
Mentre, la presidente della Fondazione Dozza Città d’Arte, Lisa Emiliani, aggiunge: “Con questa personale dell’artista Andrea Mario Bert, continua l’attesa della trentesima edizione della Biennale del Muro Dipinto, celebrando alcuni dei protagonisti delle scorse edizioni della manifestazione. L’intervento dell’artista forlivese a Dozza nel 2017 ha trasformato la volta di Vicolo Campeggi in un trompe-l’œil di un cielo aperto nello stretto passaggio storico del borgo. Le opere dell’artista, allestite negli spazi espositivi della Rocca, creano un percorso surreale che trasporta il visitatore tra cielo e terra, in una dimensione intermedia, sospesa, un po’ come è la vita, un mistero che l’uomo indaga volgendo lo sguardo verso l’alto dall’alba di tempi. Vi proponiamo quindi un viaggio onirico, visionario e mistico attraverso simboli talvolta moderni, talvolta arcaici, resi con precisione fotografica in un furor creativo che ingannano l’occhio e la mente e che parlano direttamente all’anima.” È qui esposto anche il bozzetto originale dell’intervento murale del 2017, accompagnato da una video-intervista realizzata da Enrico Maria Davoli, che arricchisce la narrazione con testimonianze e riflessioni dell’artista.
In mostra anche la video-performance realizzata all’interno delle sale del Museo in collaborazione con Alessandro Ceccarelli e Gloria Montalti, progetto esposto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia, ulteriore prova delle versatilità e della sensibilità transmediale di Bert.

