Italo Zuffi. Fronte e retro


Stampa

Nelle diverse sedi del MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna e Palazzo De’ Toschi, fino al 1 maggio prossimo è allestita la mostra personale “Fronte e retro” di Italo Zuffi (Imola, 1969), realizzata a cura di Lorenzo Balbi e Davide Ferri, promossa da Istituzione Bologna Musei | MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna, Banca di Bologna, ART CITY Bologna 2022.

Italo Zuffi, A Master’s Span (Walter De Maria Nicola), 2007, Ceramica, vernice spray, laccetto, cm10x50x10 circa

“Fronte e retro” è idealmente divisa in due momenti, in grado di richiamarsi e rilanciarsi reciprocamente: da una parte, al MAMbo, un percorso che permette di rileggere il lavoro dell’artista prendendo in considerazione uno spettro di opere che va dagli esordi, alla metà degli anni Novanta, fino al 2020. Dall’altra, a Palazzo De’ Toschi, una serie di nuove produzioni, di lavori realizzati per l’occasione e in reazione alle caratteristiche dello spazio, tocca alcuni degli aspetti nodali della sua ricerca recente. 
La mostra, nel suo insieme, ruota attorno ad alcuni nuclei tematici che da sempre sostengono il lavoro di Zuffi e si traducono in contrasti e opposizioni che possono agire sul corpo (talvolta quello dell’artista stesso) come sulla forma scultorea. 
I lavori presentati al MAMbo, sculture, fotografie, video e performance, linguaggi attorno a cui si è sviluppata nel tempo la poetica di Zuffi, ricostruiscono il percorso dell’artista attraverso accostamenti inediti e senza necessariamente seguire una progressione cronologica. 
Tra le opere esposte, oltre cinquanta, ad esempio ci sono due video degli inizi: The Reminder, l’immagine di un corpo che si tende e irrigidisce fino al limite delle sue possibilità, e Perimetro, all’interno del quale un corpo cerca di stabilire la sua relazione con lo spazio generando un senso di attesa e perpetua irrisoluzione. 
La Sala delle Ciminiere, invece, fa emergere alcuni degli aspetti più importanti della pratica scultorea dell’artista, attraverso una selezione di Scomposizioni e di Osservatori trasportabili, realizzati a cavallo tra anni Novanta e Duemila attorno all’idea di architettura, in diretto dialogo con gli spazi recuperati su progetto di Aldo Rossi, fino a una serie di cavalletti. 
Un’attenzione particolare è dedicata ai lavori che l’artista riunisce sotto il tema della competizione: Italo Zuffi esplora “dall’interno” i meccanismi del potere, soprattutto del sistema dell’arte contemporanea. All’interno del percorso, inoltre, alcuni elementi (non del tutto configurabili come sculture) si completano attraverso le performance: si tratta, più che di oggetti di scena, di oggetti in attesa, o attorno ai quali si è già consumata l’energia di un’azione. La mostra a Palazzo De’ Toschi si concentra soprattutto sulla pratica scultorea, configurata come fedele riproduzione di una forma, e messa in discussione della stessa attraverso intrusioni e frammentazioni.
L’allestimento, che ogni anno reinterpreta in maniera completamente nuova lo spazio della Sala Convegni di Palazzo De’ Toschi, ha uno dei suoi baricentri nel dialogo tra due opere commissionate per l’occasione: Civilizzando e una nuova versione de Gli ignari, uno dei lavori più importanti degli ultimi anni, ossia una serie di nature morte in ceramica accompagnate dal suono di un fischio, in questo caso ricollocato in un’inedita partitura. Nella stessa Sala Convegni è anche presentato un terzo lavoro installativo, una riflessione sulla scultura a partire da una combinazione di elementi replicati, un frutto e un carrello su cui è posato, che recano su di sé le tracce di una alterazione che sembra tradurre l’idea di un contrasto e di un desiderio di ridefinire la forma attraverso un intervento reiterato. 
Infine, anche questa sede sarà animata da interventi performativi, in parte strettamente legati alle opere scultoree, a sottolineare ancora una volta l’importanza di questo mezzo espressivo nell’opera di Italo Zuffi. 

Share Button