Leoncillo. L’antico


Stampa

Il Museo del Novecento e il MAF, Museo Archeologico Nazionale, di Firenze promuovono la mostra dedicata a Leoncillo (Spoleto, 1915 – Roma, 1968), che rimarrà esposta fino al 1 maggio 2022. Concepita come un vero e proprio ‘assolo’, la mostra indaga i profondi rapporti che Leoncillo ha intrattenuto con l’antico, arcaico e classico, oltre che con i grandi maestri del rinascimento e del barocco, lungo tutto l’arco della sua trentennale attività (1938-1968). Una delle più celebri opere di Leoncillo è, infatti, esposta al Museo Archeologico Nazionale di Firenze a sottolineare la continuità di un dialogo fecondo tra arte contemporanea e passato.

Le opere esposte, una trentina fra sculture, pannelli e carte, mettono in evidenza la continuità di sguardo che ne attraversa tutto il lavoro. Leoncillo non rinuncia mai ad articolare un confronto intimo ed impegnativo con il grande passato della scultura, ma collocandosi implicitamente sullo stesso piano dei maestri e delle civiltà artistiche che l’hanno preceduto di fronte allo stesso soggetto privilegiato, l’uomo, e allo stesso dramma: la sofferenza e la morte.

La mostra, a cura di Enrico Mascelloni e Martina Corgnati con la direzione artistica di Sergio Risaliti, organizzata da MUS.E, costituisce il primo tentativo sistematico di indagine sulle presenze antiche in tutta l’opera del maestro umbro, riunendo tra le altre le tre terrecotte policrome invetriate ricordate come i Mostri, creature ibride ispirate al mondo classico realizzate negli ultimi anni Trenta, la Sirena, l’Ermafrodito e l’Arpia, prossime agli esempi coevi della Scuola Romana, in particolare a Scipione. Le tre opere testimoniano “l’originalità della invenzione” e “la vitalità della deformazione espressionistica e barocca” che iniziano a emergere in Leoncillo, come ebbe a dire il pittore Virgilio Guzzi. Seguono poi due esemplari delle note Cariatidi degli anni della guerra, il primo probabilmente del 1942 e un altro del 1945, insieme a opere meno conosciute, come il Tavolo e Figura che corre. La selezione di opere esposte al Museo Novecento consente inoltre di soffermarsi sull’ampiezza dello sguardo che l’artista rivolge al passato, spaziando con assoluta libertà dal mondo greco all’ellenismo al Rinascimento.

Durante la stagione postcubista l’interesse per l’antico resta vivo. Questi anni sono rappresentati in mostra dal Ritratto di Mary e soprattutto dalla drammatica Partigiana dalle mani legate, un pezzo che si considerava disperso e che riappare adesso nel catalogo di Leoncillo. Invece il pannello del 1957, bozzetto per una grande opera monumentale realizzata a Faenza, anticipa la struttura “paratattica”, cioè sviluppata in orizzontale guardando ai sarcofagi romani tardo-antichi tipica dei pannelli ultimi, come Racconto di notte II.
A proposito della realizzazione di un ciclo assai importante, le “sculture orizzontali”, di dimensioni monumentali, l’artista scriveva nel suo Piccolo Diario Artistico “per la forma generale pensare al frammento di Medusa dormiente del Museo delle Terme”. Del ciclo in questione è presente in mostra l’esemplare forse più noto, Vento rosso del 1958, caratterizzato dal modellato violento e nervoso della sua ultima produzione. Alla “orizzontale assoluta” si alternano numerose “verticali”, esemplificate in mostra da un Sebastiano bianco e da un Taglio rosso, preceduti nell’allungamento verticale da un’opera del 1957, Colonna.

Infine, al Museo Archeologico Nazionale di Firenze è esposta una delle opere più importanti dell’ultima fase della ricerca e della vita di Leoncillo, la straordinaria Amanti antichi (1965), che rimanda dichiaratamente, nella forma e nell’organizzazione spaziale della materia, all’etrusco Sarcofago degli Sposi. La ricerca verte sul rapporto fra corpi orizzontali e verticali, un problema che interessava profondamente Leoncillo da anni e che qui viene riconosciuto in una soluzione plastica e tematica (amore e morte) inventata da anonimi scultori etruschi millenni prima.

Share Button