The juices of time


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Ouattara Watts, Untitled, mixed media on paper

A Palazzo Dolfin-Gabrielli di Venezia, poco distante dalla sede centrale dell’Università Iuav, è ospitato il Padiglione della Costa d’Avorio della 57ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Gli artisti invitati sono cinque: Ouattara Watts, Joana Choumali, Jems Robert Koko Bi, Raimondo Galeano, Joachim K. Silué, mentre il commissario del Padiglione è Yacouba Konaté, Professore di Filosofia all’Università di Abidjan e Presidente Onorario dell’Associazione Internazionale dei Critici d’Arte (A.I.C.A.) e il curatore è Massimo Scaringella, che conduce un intenso interscambio con paesi extraeuropei.

“The Juices of Time” è il titolo che contrassegna la mostra e gli artisti presenti percorrono il loro tempo creativo attraverso le fotografie di Joana Choumali, le sculture di Jems Koko Bi, le installazioni di Joachim K. Silué per approdare alla pittura di Ouattara Watts e Raimondo Galeano.

In un momento o in un altro, gli artisti hanno dovuto abbandonare la propria memoria, la propria coscienza, il proprio cervello per strada, negli eventi emblematici dei tempi moderni.

Ognuno di loro ha ritirato la propria consapevolezza dello spazio e del tempo immediato, lui o lei hanno riacquistato la propria coscienza in mano, l’hanno spremuta, per ricrearne la linfa del tempo, linfe vitali che sono l’oggetto di questa esposizione.

Consapevoli di questo, dai ritratti fotografici di Joana Choumali scaturisce una domanda specifica: “essere bella”, cosa significa per una donna nera africana contemporanea?

Per essere stato testimone e attore nell’attacco terroristico del 13 marzo 2016 a Grand Bassam in Costa d’Avorio, Jems Robert Koko Bi rivive con queste sculture la sua esperienza di orrore. I lavori pittorici a base di pigmenti fluorescenti di Raimondo Galeano ci portano tra i forti colori e la luminosità in una grande tensione tra sogno e realtà, tra il giorno e la notte. Le opere dai colori caldi di Ouattara Watts sono come un gesto: un ampio gesto che serve all’allegoria della conoscenza per creare ambienti di ricerca, senza avere le prove del senso della verità. Joachim K. Silué utilizza nelle sue installazioni, veri “tableaux vivants”, ricordi di sue personali esperienze, materiali riciclati per trovarne una nuova fonte di rinascita. Intimi commenti sulla realtà della condizione umana.

Grazie a importanti Sponsors, per questa mostra la Costa d’Avorio ha pubblicato un libro dedicato agli artisti presenti e alle opere esposte.

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