Nell’attimo l’incontro. Lo spazio sacro nelle esperienze di Alberto Gianfreda


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Alberto Gianfreda, Cinque insiemi di materia prima, frammenti di marmo e ferro, dimensioni ambientali e variabili, 2014

Alla Fondazione Casa della Divina Bellezza di Forza D’Agrò (Messina), dal 23 aprile all’8 luglio è allestita la mostra “Nell’attimo l’incontro. Lo spazio sacro nelle esperienze di Alberto Gianfreda”, a cura di Giuseppe Ingaglio.

La mostra è organizzata e realizzata dalla Fondazione Casa della Divina Bellezza, in collaborazione con il Museo Diocesano di Caltagirone e con l’AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani) e interpreta lo spazio sacro come luogo dell’incontro tra la dimensione del trascendente e il continuo fluire dell’immanente nel tempo. Nell’attimo l’azione di Dio si estende nell’operosità umana, momento per momento, in un labor continuo evocato dalle stesse esperienze artistiche di Alberto Gianfreda, le cui opere hanno spesso un riferimento al sacro, si pensi all’altare e all’ambone realizzati per la Chiesa di San Nicola da Tolentino a Venezia. Sono gli uomini e le loro scelte a creare lo spazio sacro, spazio inteso, in questo progetto curatoriale e artistico, nella duplice accezione di “luogo” e di “condotta” esistenziale, di dimensione e di direzione di vita dell’uomo contemporaneo. Questa mostra presenta una selezione di quattro sculture realizzate con materiali misti (terracotta, ferro, alluminio, marmo, ecc) dell’artista lombardo Alberto Gianfreda. “Cinque insiemi di materia prima”, 2014, “Dove poggio le mie mani”, 2014, “Non basta all’infinito”, 2015, “Icona resiliente”, 2016 dialogano con due opere provenienti dal Museo Diocesano di Caltagirone, nello specifico, “Il Martirio di Santa Febbronia” di Francesco Vaccaro del 1860 e “Gesù Cristo Crocifisso”, Bottega siciliana, della seconda metà del sec. XVIII.

Coerentemente con la mission della Fondazione Casa della Divina Bellezza, la mostra affronta “lo spazio sacro” come dimensione e senso di vita. “La Casa della Divina Bellezza – spiega il presidente della fondazione, il prof. Alfredo La Malfa – è un unicum nel panorama siciliano. Il viaggio che s’intraprende accedendo alla casa vuole corrispondere a un’ascensione spirituale, scandita da simboli grafici e architettonici, particolari che vanno cercati e ricercati dal visitatore-pellegrino. La scelta di dare alla dimora il nome di “Casa della Divina Bellezza” nasce da un’attenta riflessione con cui ho voluto sottolineare la nuova natura della struttura. Non più casa privata, ma luogo aperto in cui ospitare eventi atti ad arricchire lo spirito di chi lo visita. Un luogo dove condividere religioni e spiritualità, mostrando un percorso che si svela soltanto attraverso la manifestazione della bellezza”.

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