Mario Gosso. Diario di una vacanza


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Mario Gosso, Sulle tracce di una farfalla

Riceviamo e pubblichiamo.

“Diario di una vacanza” è il titolo della mostra antologica di Mario Gosso, curata da Ivana Mulatero, allestita fino al 16 luglio nel Museo civico Luigi Mallé di Dronero (Cuneo).

L’esposizione rappresenta l’occasione sia per omaggiare e approfondire un’artista che da mezzo secolo è protagonista della scena artistica locale e nazionale, sia per ripercorrere il fascinoso rapporto tra la pittura e la calcografia, le loro aree di interesse che hanno favorito una prolifica e fantastica invenzione.

L’attività di Mario Gosso (Busca, Cuneo, 1946), si colloca tra gli episodi salienti dello scenario artistico italiano dell’ultimo quarto del Novecento: la Scuola di Incisione dell’Accademia Albertina di Torino diretta da Mario Calandri e Francesco Franco, e quella di Pittura guidata da Sergio Saroni e Mario Davico, l’attività propositiva di movimenti e gruppi di ricerca sulla scrittura visuale negli anni Sessanta e Settanta. Tra queste due polarità scorrono i decenni di lavoro e si dipana la sua vicenda artistica che affonda da un lato nel rigore dell’apprendimento delle discipline e dall’altro si spinge sul bordo della contemporaneità più sperimentale.

La biografia di Mario Gosso si situa tra questi due momenti, incarnando l

a figura ideale del peintre-graveur che si dedica all’incisione e alla pittura partendo dalle origini della scrittura in cui coesistono, corpo, gesto e segno per poi sviluppare le ambiguità percettive tra figura e parola, per approdare infine alla rappresentazione di arcani paesaggi scaturiti dalla serrata dialettica, tutta mentale e carica di emozioni, fra il segno che scava una fitta trama di fondo e il colore che si deposita impalpabile.

Tuttavia, pur se il tema figurativo è vario e dominante – melograni, alberi, piume, farfalle, pagine miniate, lattine di coca cola, inchiostri, matite, scodelle, cortili e giostre – nelle opere di Mario Gosso si avverte subito come l’interesse principale sia rivolto alle dinamiche del segno. Questa disposizione a cogliere la natura espressiva del segno, inciso e dipinto, lo porta a compiere un viaggio verso molteplici direzioni. E’ un procedere per accumulo di esperienze, con la messa a punto di numerosi e nuovi procedimenti tecnici, incluso il ricamo rakam e la scrittura cucita, ed è anche un percorso con ripetizioni differenti, riconvertendo o semplicemente sostando tra la parola e la figura con un esito quasi astratto.

Il percorso espositivo è dunque un deliberato “accrochage antologico” che segue l’ordinamento del libro-catalogo dal titolo omonimo “Diario di una vacanza”, edito da Smens con la cura di Gianfranco Schialvino, una nota di Pino Mantovani e un saggio introduttivo di Ivana Mulatero che si sofferma sulle variazioni stilistiche e tematiche.

L’artista espone alle più importanti rassegne dedicate alla grafica, dal Premio Internazionale dell’Incisione di Biella (nelle edizioni del 1979-1980-1987-1991), alla numerose Triennali dell’Incisione della Permanente di Milano (dal 1979 al 1993), alla seconda Triennale Internazionale dell’Incisione di Glasgow nel 2004, accanto alle molte mostre personali di pittura e alle pubblicazioni di cartelle di grafica incisa e ai libri d’arte. Sue opere sono documentate e censite nel “Repertorio degli Incisori Italiani” del Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne di Bagnacavallo (Ravenna).

L’esposizione presenterà più di sessanta opere che illustrano il percorso di Mario Gosso, mettendo in luce l’inclinazione più poetica e sperimentale dell’artista e la sua attività al confine tra incisione e pittura, oltre a una selezione di lastre indicative di un repertorio ampio di materiali per una calcografia non ortodossa.

La mostra offre un particolare souvenir da portare a casa e appendere in salotto: uno speciale e apposito timbro, creato dall’artista e presente in mostra, è a disposizione del visitatore che può così vivere l’emozione di stampare ex novo una xilografia originata da segno e colore.

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