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Bendini ultimo (2000-2013)

Lunedì, 23 Maggio 2016 01:30

n. 3039

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Vasco Bendini, della serie "L'immagine accolta", 2010, olio su tela, cm. 110x90 Vasco Bendini, della serie "L'immagine accolta", 2010, olio su tela, cm. 110x90

L’Accademia Nazionale di San Luca, in collaborazione con l’Archivio Bendini, promuove la mostra personale dedicata a Vasco Bendini, a un anno dalla sua scomparsa, e la ospita negli spazi stessi della sede romana dal 30 maggio al 1 ottobre.

Considerato uno fra i maggiori nostri artisti della seconda metà del secolo ventesimo, Vasco Bendini viene qui presentato con opere realizzate nel periodo dal 2000 al 2013 che ne ripercorrono il lavoro ultimo attraverso circa 40 opere di grande dimensione.

La mostra è curata di Fabrizio D’Amico, supportato da un comitato scientifico composto da: Marcella Bendini (vedova dell’artista), Carlo Lorenzetti, Francesco Moschini, Rosalba Zuccaro.
Un lavoro che da un canto testimonia della fedeltà di Bendini al tema del segno e a quello della luce, tramite i quali egli ha fondato la sua pittura già all’inizio degli anni Cinquanta, quando tutta la critica più attenta al nuovo, da Arcangeli a Calvesi, da Emiliani a Barilli, da Tassi ad Argan, ne percepiva la “candida, solitaria primogenitura” in una vicenda che andava muovendosi oltre l’informale padano, verso l’astratto. D’altro canto, pur fedele sempre alle proprie fondamentali vocazioni, Bendini ha reso nell’ultimo suo tempo più coinvolta la sua ricerca, scoprendo una luce che s’è fatta sempre più attimale, concitata, drammatica.
Del suo ultimo lavoro, mai esposto prima con questa larghezza, la mostra dà conto, dopo che un positivo riscontro di pubblico e di critica esso ha registrato a New York, presso la R H Contemporary Art gallery, in una sua recentissima uscita.
Vasco Bendini (Bologna 1922, Roma 2015) ha iniziato la sua formazione attraverso intense letture filosofiche e l’alunnato all’Accademia di Belle Arti, ove è allievo di Virgilio Guidi e di Giorgio Morandi.
Dopo l’esordio alla Bergamini di Milano nel ‘49, espone in varie mostre personali e collettive, a partire da quella alla Torre di Firenze del ’53, con introduzione di Francesco Arcangeli. È quindi presente – tra l’altro – alla Biennale del 1956, alla Quadriennale romana del 1959, alla Biennale di San Paolo del Brasile del 1961 e alla Biennale di Tokyo del 1962. Ovunque espone una pittura d’ambito informale, ma venata da una propensione a un più determinato astrattismo.
Una nuova ricerca ha inizio appena varcata la metà del settimo decennio, antesignana di certe inflessioni formali che saranno dell’arte povera. Il nuovo modo approda nel 1966 ad una personale all’Attico di Roma, presentata da Giulio Carlo Argan, e ad un’altra personale, nel ’67, allo Studio Bentivoglio di Bologna, presentata da Arcangeli.
Partecipa tra l’altro, con sale personali, alle Biennali di Venezia del 1964 e del 1972. 
Nel 1973 si stabilisce a Roma, dove rimarrà a lungo, e dove tornerà a risiedere nel 2012, dopo un intervallo di vita lavorativa trascorso a Parma. 
A partire dagli anni Settanta ha numerosissime, importanti mostre personali e antologiche, oltre che in molte gallerie italiane e straniere, in enti pubblici e sedi museali quali lo C.S.A.C. di Parma, l'Istituto Italiano di Cultura di Colonia, il Museo d'arte Moderna di Saarbruecken e il Museo d'Arte Moderna di Saarlouis, la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna, L'Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino, la Casa del Mantegna di Mantova, la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Spoleto, il P.A.C. di Milano, la Pinacoteca Comunale e il Museo della Città di Ravenna, la Galleria Civica di Modena, Palazzo Forti di Verona, la Galleria Civica d'arte Contemporanea di Trento, La Loggetta Lombardesca di Ravenna, il Palazzo Comunale di Salò, il Museo Laboratorio d'Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, il Teatro Farnese di Parma, Palazzo Sarcinelli di Conegliano, il Castello di Masnago a Varese, La Civica Galleria d'Arte Contemporanea di Lissone, il Museo Bocchi di Parma, il Museo Palazzo de' Mayo di Chieti, il Macro di Roma.
La mostra è corredata da un catalogo edito da Lubrina, Bergamo.