AGENZIA DI INFORMAZIONE DELLE ARTI

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Carlo Bernardini. Dimensioni Invisibili

Lunedì, 16 Maggio 2016

n. 3036

Le installazioni luminose, divenute un genere d’arte nuovo, provocatorio, gradevole nella seconda metà del secolo scorso e conosciute dal grande pubblico soprattutto grazie ad artisti geniali quali, per esempio, Merz e Biasi e diversi altri di quelle generazioni, anche oggi stuzzicano la curiosità e la creatività di artisti, giovani e meno giovani. Non parliamo solo delle ormai famose “luci d’artista”, installate durante gli inverni in diverse città a partire da Torino che diventa un vero palcoscenico e museo notturno a cielo aperto. All’Aeroporto Malpensa di Milano, per volere della SEA che ha scoperto una sua vocazione culturale, dal 18 maggio al 18 ottobre è installata “Dimensioni Invisibili”, l’opera di Carlo Bernardini (Viterbo 1966. Vive a Milano, dove insegna Installazioni Multimediali presso l’Accademia di Brera), artista che, dagli anni novanta, conduce una ricerca sperimentale basata sull’elemento spazio-luce, realizzando installazioni in fibre ottiche e sculture. È questa una installazione ambientale di luce che trasforma lo spazio, cambiando le coordinate percettive dello spettatore. Carlo Bernardini ha creato per “La Porta di Milano”, un ambiente ideale dove far risaltare l’alternanza di luce e ombre, un’opera composta da fili di fibre ottiche che disegnano tre figure geometriche luminose, le quali sembrano muoversi e modificare i…
La mostra “Dell’infingimento. Quello che noi crediamo di sapere della fotografia”, dal 14 maggio al 20 luglio al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB), curata da Alberto Zanchetta ed Elio Grazioli, propone i lavori di sedici maestri contemporanei: Nobuyoshi Araki, Mino Di Vita, Lukas Einsele, Annabel Elgar, Joan Fontcuberta, Luigi Ghirri, John Hilliard, Renato Leotta, Tracey Moffatt, Yasumasa Morimura, Olivier Richon, Thomas Ruff, Hyun-Min Ryu, Alessandra Spranzi, Thomas Struth, Kazuko Wakayama. Artisti che, ognuno secondo una personale visione, esplorano le potenzialità del mezzo fotografico nel creare una realtà mediata dalla finzione, mentre le opere provengono dalla Collezione Malerba. Così Alberto Zanchetta si interroga sulle modalità con le quali “il mezzo fotografico ci rivela il mondo come appare agli occhi del fotografo anziché ai nostri occhi; è cioè un mondo passibile di verità e di inganni, di equivoci o di trucchi ottici. Ad esempio, l’idea della “(messa in) posa” corrisponde a quello della “messa in scena”, vale a dire un infingimento. Giocando sulle analogie tra fotografia e teatro, tra camouflage e spettacolo, la mostra presenta alcune opere che sottendono ad artifici e mascheramenti”. Alcune delle opere esposte implicano il coinvolgimento di persone, luoghi e situazioni. Ecco allora Nobuyoshi Araki che ricorre…

Mia Madre. 140 anni dopo la grande svolta di Porro

Mercoledì, 11 Maggio 2016

n. 3034

Nello Spazio per le Arti contemporanee del Broletto di Pavia, dal 13 al 29 maggio è ospitata la mostra Mia Madre. 140 anni dopo la grande svolta di Porro, ideata e curata da Andrea Tripaldi, e organizzata dall’Associazione ON-OFF in collaborazione col Settore Cultura del Comune di Pavia, Musei Civici del Castello Visconteo, con l’Università degli Studi di Pavia, Sistema Museale di Ateneo e si inserisce nel progetto “Nati con la cultura”, un’iniziativa che vuole dare ad ogni neonato l’opportunità di nutrirsi d’arte, fin dalla nascita. Si tratta di una mostra collettiva alla quale partecipano i seguenti artisti: Daniele Montera che presenta collage e scultura; Alexis Lex Rosas con la fotografia; Vinny Maio con scultura e  ceramica; lo stilista DassùYamoroso; Daniel Schiraldi con la pittura; Jacopo Milanesi con pittura e video; Andrea Tripaldi con la fotografia. Con Mia Madre. 140 anni dopo la grande svolta di Porro, arte e maternità si fondono e si confondono in un connubio perfetto, in cui l’arte diventa nutrimento e la maternità arte, attraverso immagini storiche, fotografie, abiti, sculture di ceramica, ferri chirurgici come i forcipi del Museo d’Ateneo, registri e scatti della prima clinica ostetrica, dipinti di giovani artisti ed elaborati prodotti dai ragazzi…

Patrick Tosani. La forma delle cose

Lunedì, 09 Maggio 2016

n. 3033

Per il MuFoco, Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI), è questo un momento importante, perché si stanno verificando delle azioni destinate a un rafforzamento dell’assetto istituzionale attraverso l’ingresso nella Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea de La Triennale di Milano con la partecipazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di Regione Lombardia, che affiancherà Città Metropolitana di Milano e Comune di Cinisello Balsamo nella gestione dell’istituzione. Come prima azione di rilancio, il MuFoco partecipa alla XXI Triennale 2016. 21st Century. Design After Design. Il design della globalizzazione, con la mostra “La forma delle cose” dedicata a Patrick Tosani e curata da Roberta Valtorta dall’8 maggio al 12 settembre 2016, secondo questo accordo istituzionale che porterà nuova forza e stabilità al Museo di Fotografia Contemporanea. Questa mostra presenta per la prima volta in Italia un’importante selezione di opere di Patrick Tosani, uno dei più noti fotografi europei contemporanei nell’ambito della ricerca artistica. Il titolo La forma delle cose indica la particolare operazione di messa in scena e di creazione di nuovi significati che l’artista applica agli oggetti quotidiani, presentati secondo punti di vista inusuali e in forti ingrandimenti che mettono l’osservatore di fronte a forme e spazi…
Da oggi, 6 maggio e fino al 24 giugno prossimi, presso la Galleria Valmore Studio d’Arte di Vicenza è ospitata un’interessante e originale mostra, curata da Monica Bonollo, per presentare l’attività artistica di Ale Guzzetti (Tradate, VA, 1953). Dopo i tradizionali studi all'Accademia delle Belle Arti di Brera (Milano), Ale Guzzetti conduce studi e ricerche di musica elettronica assistita dall'elaboratore presso il Politecnico di Milano e il Centro di Sonologia Computazionale dell'Università di Padova. Successivamente, dopo essersi occupato di installazioni audiovisive, scenografie e musiche per il teatro, all’inizio degli anni ’80 è tra i primi artisti italiani dediti all’arte tecnologica e interattiva, dando il via ad una proficua ricerca sui rapporti fra arte e tecnologia. Lavora alle “Sculture sonore”: agglomerati di oggetti in plastica di uso comune (bottiglie, boe, tubi, …) che alloggiano circuiti elettronici e dispositivi luminosi in grado di emettere suoni, rumori, voci e luci, in risposta alle sollecitazioni esterne. La presenza, il contatto o la manipolazione diretta da parte dello spettatore permettono di modificare volume, timbri, altezze, cicli di ripetizione e pause tra un suono e l’altro e di condizionare gli effetti luminosi agendo attivamente sulla struttura audiovisiva dell’opera. Mentre, le sue più recenti ricerche sono orientate…
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