{"id":6911,"date":"2018-11-07T10:00:02","date_gmt":"2018-11-07T09:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/?p=6911"},"modified":"2018-11-07T10:00:02","modified_gmt":"2018-11-07T09:00:02","slug":"cosa-restera-della-biennale-di-architettura-freespace","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/2018\/11\/07\/cosa-restera-della-biennale-di-architettura-freespace\/","title":{"rendered":"Cosa rester\u00e0 della Biennale di Architettura \u201cFreespace\u201d"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_6952\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6952\" class=\"wp-image-6952 size-medium\" src=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7737-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7737-300x225.jpg 300w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7737-768x576.jpg 768w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7737-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7737.jpg 2016w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-6952\" class=\"wp-caption-text\">Sir Norman Foster, Cappella per il Padiglione della Santa Sede, Isola di San Giorgio Maggiore<\/p><\/div>\n<p>Resta poco tempo per visitare la Biennale di Architettura 2018 di Venezia che chiuder\u00e0 i battenti il 25 novembre prossimo. Dalla sua data di inaugurazione, il 26 maggio, \u201cFreespace\u201d, il tema proposto dalle due curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, ha abbracciato \u00abla libert\u00e0 di immaginare lo spazio libero di tempo e memoria, collegando passato, presente e futuro, costruendo sulle stratificazioni della nostra eredit\u00e0 culturale, legando l\u2019arcaico e il contemporaneo\u00bb, dipanandosi in un coinvolgimento emotivo e intellettuale che ha provato a interpretare la complessa essenza dell&#8217;architettura attuale.<\/p>\n<p>Come al solito il nucleo principale dell&#8217;esposizione \u00e8 stato diviso tra Giardini e Arsenale dove si trovavano la mostra \u201cFreespace\u201d con i suoi 71 partecipanti e i 63 padiglioni nazionali, alcuni dei quali sparsi per la citt\u00e0 lagunare. C&#8217;\u00e8 da camminare molto per visitare tutto, ma la fatica \u00e8 appagata da momenti che resteranno impressi in modo indelebile nella mente di chi sapr\u00e0 coglierli. S\u00ec, perch\u00e9 questa Biennale \u00e8 stata lineare nel suo <em>modus operandi<\/em>, mai banale (tolta ovviamente qualche eccezione). In altre parole per tutti, comprensibile, democratica, e non soltanto per addetti ai lavori.<\/p>\n<p>Yvonne Farrell e Shelley McNamara hanno dato risalto a un&#8217;architettura che, sebbene ormai immersa nella globalit\u00e0, vuole preservare le identit\u00e0, spronandole a combattere l&#8217;omologazione; che dialoga con gli spazi che andr\u00e0 a occupare e che li rispetta, come in generale deve rispettare il gi\u00e0 fragile ecosistema dal quale \u00e8 ospitata; che vuole superare il concetto di venerazione dell&#8217;archistar per riportare la progettualit\u00e0 a un livello di fruibilit\u00e0 universale, scopo primo dell&#8217;architettura.<\/p>\n<p>In sostanza cosa rester\u00e0 di questa Biennale? Premesso che ognuno giudica secondo il suo gusto e le sue opinioni personali, a nostro avviso sono parecchi gli spunti. Naturalmente vista la mole di presenze, ben certificata dal ponderoso catalogo della mostra, rafforzato a sua volta dai singoli volumi monografici delle partecipazioni nazionali, \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile dare conto di ogni singola sala e ogni singolo padiglione; sarebbe oltretutto un&#8217;operazione fuorviante. Ragion per cui ci limiteremo a poche segnalazioni, quelle che a nostro avviso riassumono meglio le intenzioni di \u201cFreespace\u201d. Esempio lampante in tal senso (menzionato pure dalle curatrici) \u00e8 \u201cEvac\u00e3o\u201d, poetica e leggiadra scultura in marmo di \u00c1lvaro Siza. Uno schermo bianco curvo collocato dinanzi a una panchina, curva anch&#8217;essa, suggerisce una nicchia che muta a seconda delle luci e delle ombre, invitando alla meditazione e al riposo.<\/p>\n<p>Partiamo dal Padiglione della Santa Sede &#8220;Vatican Chapels&#8221; sull&#8217;Isola di San Giorgio Maggiore. Nel giardino dietro la chiesa del Palladio il curatore Francesco Dal Co ha radunato tredici architetti e ha chiesto loro di ri-pensare allo spazio religioso, partendo dalla celebre Cappella nel bosco di Gunnar Asplund a Stoccolma (1917-1920). Il risultato \u00e8 stato sorprendente per l&#8217;eterogeneit\u00e0 delle tipologie e dei materiali usati. Spicca la cappella di Sir Norman Foster, una struttura triangolare costituita da elementi in legno che col passare del tempo sono stati avviluppati da piante rampicanti, rendendola ancora pi\u00f9 affascinante. Scenografico l&#8217;altare che affaccia sul panorama della laguna e del Lido. A questo Padiglione appartiene anche il progetto di Eduardo Souto de Moura che si \u00e8 aggiudicato il Leone d&#8217;Oro.<\/p>\n<p>\u201cFreespace\u201d ha indagato anche il rapporto con il passato, affinch\u00e9 esso diventi lezione indispensabile per l&#8217;architettura che verr\u00e0. Cos\u00ec ad esempio \u00e8 per il Padiglione del Lussemburgo, Paese dove il 92% dei terreni edificabili \u00e8 in mano a privati. Le aree per costruire sono quindi esigue in rapporto alla disponibilit\u00e0 del piccolo Stato. Ecco allora l&#8217;idea di \u201cThe Architecture of the Common Ground\u201d, ovvero fare di necessit\u00e0 virt\u00f9 ispirandosi a soluzioni verso l&#8217;alto come i grattacieli, tratte dal patrimonio della storia dell&#8217;architettura contemporanea, come quelle proposte nel secolo scorso da Aldo Rossi e da Le Corbusier, solo per citarne due.<\/p>\n<p>Una nazione dove i problemi di spazio non esistono \u00e8 l&#8217;Argentina che all&#8217;Arsenale \u00e8 presente con \u201cVertigo Horizontal\u201d. Un&#8217;installazione che relaziona spazi geografici e luoghi dell&#8217;architettura. Un lungo parallelepipedo dalle pareti specchiate contiene e riflette una lingua di terra selvaggia con erba e piante autentiche che, se osservate dalle due aperture, si moltiplicano all&#8217;infinito, rimandando alle fertili pampas argentine, dove \u00e8 la natura con la sua forza a disegnare lo spazio libero. Interessante notare come le opere proposte partano dal 1983, anno in cui l&#8217;Argentina ha ripristinato la democrazia.<\/p>\n<p>Ai Giardini hanno colpito i Padiglioni dell&#8217;Olanda e della Svizzera. Il primo, progettato da Boberg nel 1912 e nel 1954 ridisegnato da Rietveld in stile neoplastico, \u00e8 curato da Marina Otero Verzier e incoraggia creativit\u00e0 e responsabilit\u00e0 in risposta al dirompente impiego della tecnologia. Di primo acchito pare essere neutro nel suo colore tutto arancione. Tuttavia avvicinandosi, le pareti risultano essere formate da piccole ante. Alcune si possono aprire e svelano progetti e disegni, altre sono delle finestre che permettono di scoprire altri ambienti, come quello che ricostruisce perfettamente la stanza di John Lennon e Yoko Ono durante il <em>bed-in<\/em> del 1969 ad Amsterdam contro la Guerra in Vietnam.<\/p>\n<div id=\"attachment_6950\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6950\" class=\"size-medium wp-image-6950\" src=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7708-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7708-300x225.jpg 300w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7708-768x576.jpg 768w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7708-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/IMG_7708.jpg 2016w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-6950\" class=\"wp-caption-text\">\u00c1lvaro Siza, Evac\u00e3o, 2017<\/p><\/div>\n<p>Il Padiglione svizzero, premiato come migliore con il Leone d&#8217;Oro dalla giuria, \u00e8 a tutti gli effetti una quinta teatrale che sembra essere stata allestita per uno spettacolo su \u201cAlice nel Paese delle Meraviglie\u201d. \u201cSvizzera 240\u201d \u00e8 l&#8217;interno di un&#8217;abitazione famigliare qualsiasi dove gli spazi per\u00f2 sono irreali e ingannevoli. Si aprono porte ad altezza naturale che conducono ad ambienti minuscoli o, al contrario, enormi; le cucine hanno i piani di lavoro formato bambino o formato gigante, i pavimenti inclinati offrono una prospettiva distorta della casa, totalmente priva di mobilio. Il progetto inoltre vuole sensibilizzare sul recente fenomeno delle fotografie di interni di appartamenti non arredati sulle pubblicazioni specialistiche, immagini che distorcono la percezione e conducono a una \u00abterra incognita\u00bb.<\/p>\n<p>Chiudiamo obbligatoriamente con il Padiglione Italia all&#8217;Arsenale, che \u00e8 sempre uno dei pi\u00f9 attesi. Lo ha curato Mario Cucinella, architetto della nuova generazione molto sensibile al problema del costruire in termini di sostenibilit\u00e0, rispettando al tempo stesso le richieste della committenza e dei bisogni naturali dell&#8217;ambiente. Cucinella ha immaginato l&#8217;Italia non come Nazione ma come Arcipelago. Otto itinerari che valorizzano le aree lontane dalle metropoli come i borghi storici, i parchi, i cammini dove l&#8217;intervento dell&#8217;architettura contemporanea si sviluppa in un rapporto non invasivo col territorio. \u00c8 Cucinella stesso a raccontarlo nel documentario proiettato subito all&#8217;inizio del percorso. Infine, a testimonianza del fatto che l&#8217;architettura \u00e8 disciplina a pi\u00f9 voci, nella seconda parte di \u201cArcipelago Italia\u201d, sei giovani studi emergenti in collaborazione con Universit\u00e0 e Istituzioni locali hanno lavorato su cinque progetti che sono interamente consultabili su grandi tavoli del tutto liberi e fruibili da chiunque.<\/p>\n<p>\u00ab\u201dFreespace\u201d abbraccia la libert\u00e0 di immaginare lo spazio libero di tempo e memoria, collegando passato, presente e futuro, costruendo sulle stratificazioni della nostra eredit\u00e0 culturale, legando l\u2019arcaico e il contemporaneo\u00bb, avevano dichiarato nel loro manifesto Yvonne Farrell e Shelley McNamara che hanno provato a riportare l&#8217;architettura al suo uso sociale. \u00abSiamo convinti che tutti abbiano il diritto di beneficiare dell\u2019architettura. Il suo ruolo, infatti, \u00e8 di offrire un riparo ai nostri corpi e di elevare i nostri spiriti. Ci\u00f2 che ci interessa \u00e8 andare oltre ci\u00f2 che \u00e8 visibile, enfatizzando il ruolo dell\u2019architettura nella coreografia della vita quotidiana\u00bb. Una quotidianit\u00e0 che in questa Biennale finalmente si \u00e8 respirata a pieni polmoni.<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"small\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Cosa%20rester%C3%A0%20della%20Biennale%20di%20Architettura%20%E2%80%9CFreespace%E2%80%9D\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Resta poco tempo per visitare la Biennale di Architettura 2018 di Venezia che chiuder\u00e0 i battenti il 25 novembre prossimo. 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