{"id":4654,"date":"2018-04-09T15:59:33","date_gmt":"2018-04-09T13:59:33","guid":{"rendered":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/?p=4654"},"modified":"2018-04-09T15:59:34","modified_gmt":"2018-04-09T13:59:34","slug":"le-meravigliose-visioni-di-man-ray","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/2018\/04\/09\/le-meravigliose-visioni-di-man-ray\/","title":{"rendered":"Le meravigliose visioni di Man Ray"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_4672\" style=\"width: 247px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4672\" class=\"size-medium wp-image-4672\" src=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/03-4-237x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/03-4-237x300.jpeg 237w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/03-4-768x974.jpeg 768w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/03-4-808x1024.jpeg 808w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/03-4.jpeg 1322w\" sizes=\"(max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><p id=\"caption-attachment-4672\" class=\"wp-caption-text\">Violon d\u2019Ingres (Kiki), 1924, fotografia\/photograph, new print, 1980, \u00a9 Man Ray Trust by SIAE 2018<\/p><\/div>\n<p>Era il 1912 quando l&#8217;allora ventiduenne Emmanuel Rudnitzky di Filadelfia decise che da quel momento in avanti si sarebbe chiamato con il nome che poi lo avrebbe fatto passare alla storia: Man Ray, cio\u00e8 Uomo Raggio. In quegli anni l&#8217;artista americano si trovava a New York ed era principalmente disegnatore e grafico. La prima macchina fotografica fu acquistata nel 1914 con lo scopo di documentare le sue opere d&#8217;arte per un catalogo, quindi, almeno in principio, non come strumento espressivo. Lo diverr\u00e0 negli anni a seguire, in special modo dopo l&#8217;incontro che cambier\u00e0 il corso della sua vita, quello con Marcel Duchamp. Anche se, per sua stessa ammissione, il primo committente in assoluto \u00e8 stato Francis Picabia.<\/p>\n<p>Dall&#8217;8 aprile al 7 ottobre Man Ray sar\u00e0 il protagonista della mostra \u201cWonderful visions\u201d curata da Elio Grazioli alla Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di San Gimignano, promossa dai Musei Civici della cittadina toscana e prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Marconi. Oltre cento immagini fotografiche saranno esposte come facenti parte di un unico percorso unitario, disposte in ordine cronologico, per rimandare non ai generi e alle funzioni ma a quell\u2019unico sguardo da cui nascono realmente.<\/p>\n<p>La mostra testimonia, nelle sue tappe fondamentali e attraverso alcune delle opere pi\u00f9 famose, il Man Ray fotografo, ma con un taglio particolare, solo apparentemente dato per acquisito ma in realt\u00e0 sempre rimesso in discussione, ovvero quello che afferma l\u2019equivalenza tra il fotografo artista, quello di moda, di pubblicit\u00e0, di fotografia pura. Ci\u00f2 che accomuna e lega in un unico gesto creativo \u00e8 lo sguardo, quello che trasforma tutto in \u201cmeravigliose visioni\u201d.<\/p>\n<p>Universalmente noto come artista dadaista e surrealista, Man Ray \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi fotografi del XX secolo. Sperimentatore instancabile e maestro della re-invenzione. Prova ne siano i readymades dell\u2019amico Duchamp, trasformati in \u201coggetti d\u2019affezione\u201d dal suo obiettivo che nel frattempo \u00e8 divenuto a tutti gli effetti <em>medium<\/em> artistico. L&#8217;artista adotta in tal modo la <em>pars construens<\/em> della dissezione dadaista, rappresentata nella sua fase <em>destruens<\/em> dalla Gioconda coi baffi di Duchamp.<\/p>\n<p>Per Man Ray i ritratti, gli autoritratti, i nudi, gli still life, le composizioni pi\u00f9 complesse, ma anche la fotografia di moda, quella di pubblicit\u00e0 acquisiscono un nuovo significato. Da l\u00ec alle rayografie il passo \u00e8 breve. Egli impressiona direttamente la lastra in camera oscura, senza servirsi della macchina, combinando oggetti selezionati per il loro valore evocativo e presi dalla quotidianit\u00e0 come ad esempio una chiave, una pistola, un ventaglio, un braccialetto e via dicendo.<\/p>\n<p>Nel 1922 dodici rayografie furono raccolte nella cartella \u201cLes champs d\u00e9licieux\u201d con saggio introduttivo di Tristan Tzara. Con questo espediente tecnico Man Ray esplora l&#8217;inversione e la sovversione degli elementi formali della fotografia: l&#8217;ottica, la luce e il processo chimico \u00abcreano una superficie\/spazio, un&#8217;opacit\u00e0\/trasparenza\u00bb. Inoltre attinge esplicitamente dal linguaggio cinematografico che proprio allora stava sperimentando nuovi esercizi formali. Lo stesso Man Ray si ciment\u00f2 come regista in \u201cLe retour \u00e0 la raison\u201d del 1923, \u201cAn\u00e9mic Cin\u00e9ma\u201d con Marcel Duchamp del 1925, \u201cL&#8217;\u00e9toile de mer\u201d del 1928, solo per citare alcuni titoli.<\/p>\n<p>Poi ci sono i ritratti, anche qui non convenzionali. C&#8217;\u00e8 quello androgino di Duchamp (1921) o \u201cViolon d&#8217;Ingres\u201d dove la donna girata di schiena, Kiki, ricorda chiaramente un violoncello o ancora \u201cNoire et blanche\u201d (1924), omaggio a Brancusi, con il volto bianco della modella (sempre Kiki) affiancato a una maschera tribale africana (1926) che fonde un&#8217;immagine contrastante della bellezza femminile: qui siamo gi\u00e0 in pieno Surrealismo.<\/p>\n<p>In conclusione calzano a pennello le parole che ha pronunciato una volta lo stesso Man Ray a proposito della sua fotografia: \u00abHo tentato di cogliere le visioni che il crepuscolo o la luce troppo viva, o la loro fugacit\u00e0, o la lentezza del nostro apparato oculare sottraggono ai nostri sensi. Sono rimasto sempre stupito, spesso incantato, talvolta letteralmente \u2018rapito\u2019\u00bb. Un temporaneo sconfinamento \u201cromantico\u201d che per\u00f2 serve a farci capire quanto l&#8217;emozione sia necessaria nel procedimento artistico. Anche in piena avanguardia.<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"small\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Le%20meravigliose%20visioni%20di%20Man%20Ray\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 1912 quando l&#8217;allora ventiduenne Emmanuel Rudnitzky di Filadelfia decise che da quel momento in avanti si sarebbe chiamato con il nome che poi lo avrebbe fatto passare alla storia: Man Ray, cio\u00e8 Uomo Raggio. 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