{"id":397730,"date":"2024-09-02T09:22:00","date_gmt":"2024-09-02T07:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/?p=397730"},"modified":"2024-08-29T11:32:09","modified_gmt":"2024-08-29T09:32:09","slug":"la-mia-biennale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/2024\/09\/02\/la-mia-biennale\/","title":{"rendered":"La mia Biennale"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho scelto questo titolo \u201cLa mia Biennale\u201dnon tanto perch\u00e9 avrei voluto che fosse secondo i miei desideri, quanto per riassumere ci\u00f2 che mi \u00e8 rimasto in mente di questa Biennale allestita da Adriano Pedrosa: \u201cStranieri ovunque\u201d (\u201ce Comunque\u201d, aggiungerei). Cosa mi ha lasciato, quale impressione ho ricevuto dalla visita ai padiglioni dei Giardini e dalla prima parte della mostra del Direttore. Molto era gi\u00e0 stato sdoganato da Jean-Hubert Martin nel 1989 con la sua mostra<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/brollo.jpeg-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-397731\" srcset=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/brollo.jpeg-1024x1024.jpg 1024w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/brollo.jpeg-300x300.jpg 300w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/brollo.jpeg-150x150.jpg 150w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/brollo.jpeg-768x768.jpg 768w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/brollo.jpeg-1536x1536.jpg 1536w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/brollo.jpeg.jpg 1999w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">De Pisis e Louis Fratino a confronto<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>MAGICIENS DE LATERRE. La pittura africana, quella aborigena, il discorso antropologico della scultura, la dimensione etnico sociale qui spostata sulla comunit\u00e0 LGBTQ+ e quindi pi\u00f9 sul versante della dimensione sociale, checch\u00e9 se ne dica \u00e8 una dimensione di nicchia, la quale giustamente va presa in considerazione senza stravolgimenti nella priorit\u00e0 dei diritti di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Tentativo di Louis Fratino (statunitense) messo a fianco, pi\u00f9 che a confronto, con De Pisis, lascia perplessi. Sfugge il nesso omosessuale della loro opera, mentre diventa preponderante l\u2019elemento artistico, pi\u00f9 che estetico. De Pisis \u00e8 poetico, ma debole per la dimensione del quadro, l\u2019altro \u00e8 preponderante, scultoreo, quasi dentro a un \u201critorno all\u2019ordine\u201d della pittura degli anni Trenta. Per certi versi molto vicino al Realismo Magico di Otto Dix e Grosz. In altre sale vi sono diverse opere astratte messe a mo\u2019 di quadreria, in un\u2019altra figurativa di ritratti per intero e a mezzo busto oppure in gruppo. Queste opere tendono a definire la condizione della pittura degli anni \u201960, \u201970, bench\u00e9 gli stili siano diversi. Nella sala del&nbsp;NUCLEO STORICO-ASTRAZIONI&nbsp;assistiamo ad esperienze che da noi si sono consumate fra le due guerre con l\u2019astrattismo geometrico dei Manlio Rho, Atanasio Soldati e poi dal gruppo MAC. Pertanto, davano un ch\u00e9 di<em>&nbsp;dej\u00e0 vu.&nbsp;<\/em>Altre sale vedono una pittura etnico-naif come quella Aloise, S\u00e9n\u00e8que Obin, Philom\u00e9 Obin, Paula Nico, interessante appunto perch\u00e9 legata ad una cultura particolare. Qui avrei preferito che il direttore Pedrosa avesse creato dei Focus ad esempio sul&nbsp;<em>Tropicalismo Brasiliano<\/em>, sul&nbsp;<em>Cinetismo&nbsp;<\/em>nato in America Latina coi Rafael Soto, H. Garcia-Rossi, J. Le Parc, indicando dei focolai di sviluppo di movimenti che influenzeranno in seguito l\u2019arte contemporanea. (Il Venezuela espone uno di questi artisti cinetico-geometrici: Juvenal Ravelo). Questo quindi, pi\u00f9 che una platea di pittori che assurgono alla ribalta per la loro prima volta della Biennale. Ci sono pure qui, in Europa, artisti importanti e sconosciuti da scoprire o riscoprire; il mondo \u00e8 troppo vasto per essere rappresentato solo da singolarit\u00e0 artistiche o sessuali. Ho in mente&nbsp;<em>Siamo Foresta<\/em>&nbsp;alla Triennale di Milano di quest\u2019anno: una quindicina di artisti, quasi tutti brasiliani, che descrivono la foresta amazzonica con pittura e installazioni. Ecco, l\u00ec l\u2019esperienza artistica ti connetteva con un altro mondo: la Foresta, e potevi annusarla come vederla nelle sue figure mitiche degli animali nell\u2019allestimento dell\u2019artista Luiz Zerbini. Ecco, questa era una mostra che poteva stare benissimo all\u2019interno di questa Biennale. Magari adottando il sistema di Germano Celant quando da Prada in Venezia ripropose&nbsp;<em>Live in your head. When attitudes become form<\/em>, remixando Harald Zseemann l\u2019ideatore della stessa nel 1969.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, molte perline si sono viste, dai colori accesi come nel padiglione americano con il&nbsp;<em>nativo Cherokee<\/em>&nbsp;Jeffrey Gibson pieno di geometrie e ricami, come si vedevano nei film di pellerossa, che per\u00f2 alla fin fine stancano, tanto sono disseminate su tutta la mostra. Pure nel Canada vi sono tante perline alle pareti che danno grazia al bel Padiglione trasparente con l\u2019albero interno che lo governa. Accanto, di fianco si accede alla pensosa Germania con la ricostruzione dell\u2019appartamento e del luogo di lavoro di un immigrato turco che ha consumato la vita fra l\u2019amianto dell\u2019Eternit in una fabbrica tedesca. Subito dopo, nello stesso padiglione, una astronave da trasporto dovrebbe darci speranza in altri mondi futuri con altre colonie da lavoro? Nel Giappone una serie di condotti, tubi e filamenti metallici creano dinamicit\u00e0 fra vasi comunicanti, oltre a nature morte in cerca della loro intima sostanza sonora collegate da filamenti sensori in una connessione sinaptica che ci fa pensare che tutto \u00e8 vita. Ma qui c\u2019\u00e8 gi\u00e0 passato Fluxus con Joe Jones e Gutai. All\u2019interno della mostra una sala dedicata alla Colonizzazione. Qui l\u2019esposizione si fa mostra documentaristica sulla colonizzazione dell\u2019Africa e di come noi bianchi vedevamo (e forse ancora vediamo) la gente di colore nella loro quotidianit\u00e0 e di come questa veniva raffigurata in pubblicit\u00e0 con statuine ricordo in forma caricaturale di macchietta. Queste ricostruzioni sono pi\u00f9 interessanti delle foto esposte. Infine, un ricordo d\u2019Africa la presentazione del gruppo del congolese CATPC che occupa il padiglione olandese con la mostra&nbsp;<em>The International Celebration of Blasphemy and the Sacred.<\/em>&nbsp;Ero partito ricordando&nbsp;<em>Magiciens de la Terre (1989)&nbsp;<\/em>dove i curatori ci avevano fatto conoscere la pittura e la scultura africana. Scultura qui presente con delle bellissime opere di terracotta non monumentali, quasi da casa, per dire della loro presenza vitale, ma pur tuttavia tragiche nella descrizione del loro esistere. Mito e tragedia rimandano alle nostre tragedie poetiche come quella del Conte Ugolino di Dante che mangia i suoi figli come nella scultura del&nbsp;<em>Poisson Protecteur<\/em>&nbsp;di Daniel Mvunzi (2023). A conferma che il dolore appartiene a tutto il mondo universo come del resto i sentimenti. I padiglioni Russo ed Israeliano erano chiusi per l\u2019ovvio impegno guerresco (sic). Mentre il vincitore del Leon d\u2019Oro, il Padiglione Australiano, non ho voluto vederlo anche se dicono affascinante per la ricostruzione dell\u2019Albero Genealogico tracciato da Archie Moore sulle pareti del padiglione che racconta di invasioni coloniali, massacri, incarcerazione, e migrazione. La ricerca pi\u00f9 o meno araldica mi ha ricordato la poesia di Jaques Pr\u00e9vert&nbsp;<em>La Belle Famiglie<\/em>&nbsp;sui re francesi che si erano fermati a 18, incapaci di arrivare a 20.&nbsp; Cos\u00ec mi pare che l\u2019Australia sulla immigrazione e razzismo non sia ancora giunta a soluzione.<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"small\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"La%20mia%20Biennale\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho scelto questo titolo \u201cLa mia Biennale\u201dnon tanto perch\u00e9 avrei voluto che fosse secondo i miei desideri, quanto per riassumere ci\u00f2 che mi \u00e8 rimasto in mente di questa Biennale allestita da Adriano Pedrosa: \u201cStranieri ovunque\u201d (\u201ce Comunque\u201d, aggiungerei). 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