{"id":375582,"date":"2020-10-26T12:03:00","date_gmt":"2020-10-26T11:03:00","guid":{"rendered":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/?p=375582"},"modified":"2020-10-28T18:55:15","modified_gmt":"2020-10-28T17:55:15","slug":"enzo-mari-e-lea-vergine-eros-e-thanatos","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/2020\/10\/26\/enzo-mari-e-lea-vergine-eros-e-thanatos\/","title":{"rendered":"Enzo Mari e Lea Vergine, Eros e Thanatos"},"content":{"rendered":"\n<p>Si dice che la vita non smetta mai di sorprenderci. La morte pure e quando vuole gioca strani scherzi sui quali a molti piace ricamare storie intrise di coincidenze, destino e, nel nostro caso, romanticismo. Nulla di strano, \u00e8 un modo come un altro per esorcizzare una paura che \u00e8 insita nella natura dell&#8217;uomo. La paura dell&#8217;ignoto, di ci\u00f2 che non si conosce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si muore, si muore soli, diceva Fabrizio De Andr\u00e8. Enzo Mari e Lea Vergine, marito e moglie, per\u00f2 hanno provato a contraddirlo, perch\u00e9 se ne sono andati praticamente insieme, a un giorno di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altra, il 19 ottobre il primo, il 20 la seconda. Mari \u00e8 stato un designer tra i pi\u00f9 importanti del Novecento, Lea Vergine ha avuto un ruolo di primo piano nella critica, specie per quel che riguarda la body art.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"939\" src=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/immagini.quotidiano.net_-1024x939.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-376654\" srcset=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/immagini.quotidiano.net_-1024x939.jpeg 1024w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/immagini.quotidiano.net_-300x275.jpeg 300w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/immagini.quotidiano.net_-768x704.jpeg 768w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/immagini.quotidiano.net_.jpeg 1047w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Enzo Mari e Lea Vergine<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Lea Vergine, allieva di Giulio Carlo Argan, nel 1974 pubblic\u00f2 <em>Il corpo come linguaggio<\/em>, un testo che \u00e8 tutt&#8217;ora un punto di riferimento per chi si interessa di body art. Fece conoscere il lavoro di artisti come Gina Pane, Urs L\u00fcthi, Vito Acconci, Vettor Pisani, Gilbert &amp; George. Spesso le performance di costoro risultavano eccessive agli occhi del pubblico. Lea Vergine ne diede una spiegazione razionale, basata non solo sulla prima impressione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAttraverso il racconto reificato e antropoformizzato essi sconfessano la propria aggressivit\u00e0 e la rimproverano su qualcosa d&#8217;altro. L&#8217;interesse di detti rituali dipende anche da una diminuzione del senso dell&#8217;effettiva realt\u00e0. Perci\u00f2 l&#8217;orrore deve divampare affascinante ed esso solo \u00e8 abbastanza brutale da rompere ci\u00f2 che soffoca\u00bb, scrive Lea Vergine spiegando la corporeit\u00e0 di questi artisti che diventano essi stessi un&#8217;opera <em>in fieri<\/em> e irripetibile nella sua esecuzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, Lea Vergine diede voce all&#8217;<em>Altra met\u00e0 dell&#8217;Avanguardia<\/em> (titolo di una mostra da lei curata a Palazzo Reale di Milano nel 1980), cio\u00e8 alle donne. Nell&#8217;allestimento di Achille Castiglioni erano esposte le opere di oltre cento artiste che avevano aderito alle Avanguardie storiche dei primi del Novecento e che prima di allora non erano praticamente mai state menzionate. Lea Vergine ha avuto il merito di aver dato loro il posto che spettava nella storia dell&#8217;arte, fino a quel momento dominato da una forte componente maschile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Novara nel 1932, Enzo Mari, cinque Compassi d&#8217;Oro e una moltitudine di progetti realizzati e non, ha avuto un approccio al design di tipo artigianale. Nel suo libro <em>25 modi per piantare un chiodo<\/em> (2011) apriva con questa frase: \u00abDi me, si scrive che ho fatto qualche oggetto eccezionale. Se questo corrisponde al vero, \u00e8 forse perch\u00e9 non sono mai andato a scuola\u00bb. Ovviamente Mari con questo non voleva sminuire l&#8217;istruzione (dal 1952 al 1956 frequent\u00f2 l&#8217;Accademia di Brera), ma che, arrivando da una famiglia di umili origini, come diceva lui, si era dovuto \u201cfare da solo\u201d. Era in sostanza il primo che aveva studiato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Leggendo quel libro si comprende innanzitutto che la curiosit\u00e0 \u00e8 il motore che spinge al miglioramento e che non si smette mai di imparare, neppure alla soglia degli ottant&#8217;anni, tanti ne aveva all&#8217;uscita della sua autobiografia, il cui titolo ricalca quello della prima tesina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa bellezza mi emoziona, mi colpisce al cuore, ma questo per me non \u00e8 sufficiente: voglio capire a tutti i costi come ci si arriva\u00bb. Ecco la molla che far\u00e0 dell&#8217;Enzo Mari studente, l&#8217;Enzo Mari designer, la cui ricerca dell&#8217;essenziale diventer\u00e0 vera e propria ossessione. Una ricerca che ha l&#8217;uomo come centro del suo universo, perch\u00e9 un oggetto deve essere funzionale s\u00ec, ma non per s\u00e9 stesso, bens\u00ec per chi lo adopera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mari intende l&#8217;uomo non solo in et\u00e0 matura, ma gi\u00e0 nei suoi primi anni di vita, se arriva ad affermare che bisognerebbe dare il premio Nobel a ogni bambino che compie due anni. Perch\u00e9 il bambino vuole capire a tutti i costi il mondo che lo circonda. A quello serve il gioco, non a passare del tempo come credono in molti. Da questa intuizione nasce <em>Il gioco dei 16 animali<\/em>, che si compone di figure in legno da incastrare secondo una certa logica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 uno degli oggetti pi\u00f9 famosi di quelli progettati da Mari. Tra gli altri ricordiamo le sedute <em>Soft Soft<\/em> per Driade (1971), <em>Tonietta<\/em> per Zanotta (1987), <em>Mariolina<\/em> per Magis (2002), il calendario <em>Formosa<\/em> per Danese (1963). Per Mari, la forma, questione basilare, \u00e8 necessario che abbia delle prerogative: eterna, fuori dal tempo, libera dalle mode, e la sua qualit\u00e0 dev&#8217;essere alla portata di chi fabbrica l&#8217;oggetto. Un principio questo che mostra le prime crepe all&#8217;inizio degli anni &#8217;70, quando l&#8217;utopia del design \u00abtermina a causa del mercato globalizzato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Una possibile soluzione per Mari \u00e8 di tornare a una dimensione pi\u00f9 locale della produzione e del consumo, di investire, nei limiti del possibile, nella produzione artigiana, oltre che di scuola e cultura. Per non perdere la nostra umanit\u00e0, per non correre il rischio di trasformarci in automi. Del resto, dice Mari, \u00abgli attuali meccanismi economici richiedono che il numero degli ignoranti sia il pi\u00f9 vasto possibile, incapaci di valutare, smontare, rimontare, capire, adattare, migliorare ci\u00f2 che teniamo nel palmo di una mano\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una visione apocalittica, che \u00e8 mitigata dalle parole con cui Mari decide di chiudere <em>25 modi per piantare un chiodo<\/em>. Un breve racconto che \u00e8 insieme monito e speranza. \u00abQuando mi chiedono chi \u00e8 il miglior progettista che conosco, rispondo sempre: un vecchio contadino che pianta un bosco di castagni. Sa benissimo che non vivr\u00e0 a sufficienza per poterne mangiare i frutti, per scaldarsi col suo legno o usarlo per farne uno sgabello, n\u00e9 rinfrescarsi d&#8217;estate all&#8217;ombra delle sue fronde. Non lo pianta per s\u00e9, ma per i suoi nipoti\u00bb.&nbsp;<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"small\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Enzo%20Mari%20e%20Lea%20Vergine%2C%20Eros%20e%20Thanatos\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si dice che la vita non smetta mai di sorprenderci. La morte pure e quando vuole gioca strani scherzi sui quali a molti piace ricamare storie intrise di coincidenze, destino e, nel nostro caso, romanticismo. Nulla di strano, \u00e8 un modo come un altro per esorcizzare una paura che \u00e8 insita nella natura dell&#8217;uomo. La [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":14,"featured_media":376654,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[10],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/immagini.quotidiano.net_.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7F4gb-1zHM","_links":{"self":[{"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/375582"}],"collection":[{"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/users\/14"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=375582"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/375582\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":376655,"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/375582\/revisions\/376655"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/media\/376654"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=375582"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=375582"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=375582"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}