{"id":254900,"date":"2020-03-18T13:13:30","date_gmt":"2020-03-18T12:13:30","guid":{"rendered":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/?p=254900"},"modified":"2020-03-18T13:13:38","modified_gmt":"2020-03-18T12:13:38","slug":"eredita-di-vittorio-gregotti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/2020\/03\/18\/eredita-di-vittorio-gregotti\/","title":{"rendered":"Eredit\u00e0 di Vittorio Gregotti"},"content":{"rendered":"\n<p>Si \u00e8 spento domenica 15 marzo a Milano, all&#8217;et\u00e0 di 92 anni, Vittorio Gregotti, architetto e urbanista, autore di importanti progetti, animatore del dibattito critico del Novecento a cui ha dato nuova linfa, distanziando la disciplina dall&#8217;allora dominante Movimento Moderno. Gregotti \u00e8 stato portato via da una polmonite, vittima del virus Covid-19 che in questo periodo sta mettendo a ferro e fuoco l&#8217;Italia e il Mondo intero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Novara il 10 agosto del 1927, Gregotti si laure\u00f2 al Politecnico di Milano nel 1952 e fin da subito comincio ad affiancare alla pratica progettuale un&#8217;intensa attivit\u00e0 didattica e teorica. Dalla sua prima esperienza parigina dai fratelli Perret, pass\u00f2 nello studio BBPR dove conobbe Ernesto Nathan Rogers, il quale lo volle a fianco a s\u00e9 nella redazione di Casabella insieme ad Aldo Rossi. Della rivista fu poi direttore dal 1982 fino al 1996. Collabor\u00f2 anche con istituzioni come la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"513\" src=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/italian-architect-vittorio-gregotti-former-director-of-news-photo-1584272181-1024x513.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-255931\" srcset=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/italian-architect-vittorio-gregotti-former-director-of-news-photo-1584272181-1024x513.jpg 1024w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/italian-architect-vittorio-gregotti-former-director-of-news-photo-1584272181-300x150.jpg 300w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/italian-architect-vittorio-gregotti-former-director-of-news-photo-1584272181-768x385.jpg 768w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/italian-architect-vittorio-gregotti-former-director-of-news-photo-1584272181.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Vittorio Gregotti<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 1974 fond\u00f2 la Gregotti Associati International, un pool di architetti, ingegneri e professionisti altamente specializzati, che decise poi di chiudere nel 2017 perch\u00e9 secondo lui il compito dell&#8217;architetto si era esaurito. Tra i progetti da ricordare la ricostruzione dello stadio \u201cLuigi Ferraris\u201d nel quartiere di Marassi a Genova in occasione dei Mondiali di Calcio Italia &#8217;90, ancora oggi considerato un impianto veramente moderno nel suo genere; il Teatro degli Arcimboldi e il nuovo edificio universitario della Bicocca a Milano; la Facolt\u00e0 di Medicina Federico II a Napoli; la riqualificazione di un ex fabbrica del gruppo Ilva in Teatro Fonderia Leopolda a Follonica, ultimo progetto al quale ha lavorato.<\/p>\n\n\n\n<p>Progetti discussi come ad esempio il quartiere ZEN (Zona Espansione Nord) di Palermo, sovente osteggiato da pi\u00f9 parti, ma soprattutto progetti dal sapore internazionale come il Complesso teatrale a Pechino del 1998 o il Comparto urbano della nuova citt\u00e0 di Pujiang, trenta chilometri dal centro di Shangai, costruito tra il 2001 e il 2007, risolto con una soluzione che solo apparentemente copia la tipologia urbanistica italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso Gregotti pensa a una griglia ortogonale e all&#8217;isolato di 300&#215;300 m per organizzare la vita di circa centomila abitanti. Occorre specificare per\u00f2 che egli non desidera proporre un modello tipico delle nostre citt\u00e0 (si pensi a Torino per esempio), ma che al contrario fosse utile proprio a partire&nbsp;\u00abdalle irrisolte contraddizioni nate a causa della rapidit\u00e0 delle trasformazioni sociali in tensione continua tra influenze esterne, nuovo corso politico e millenaria tradizione\u00bb, spiega Gregotti nel saggio del 2009 L&#8217;ultimo hutong.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;osservazione attenta della cultura cinese in continua evoluzione \u00e8 frutto di una riflessione profonda sul ruolo dell&#8217;architetto e dell&#8217;urbanista. Non potrebbe essere altrimenti visto e considerato l&#8217;imponente apporto teorico offerto da Gregotti all&#8217;architettura. Autore molto prolifico, egli ha scritto saggi che si sono rivelati fin dalla loro pubblicazione degli autentici capisaldi come Il territorio dell&#8217;architettura (1966), Dentro l&#8217;architettura (1991), La citt\u00e0 visibile (1993), senza dimenticare Contro la fine dell&#8217;architettura (2008), Architettura e postmetropoli (2011) in cui ragiona sulla progettazione nell&#8217;epoca della globalizzazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alla met\u00e0 degli anni &#8217;60 escono due libri a ravvivare un dibattito che a dire il vero in quel periodo era un po&#8217; stantio, specie in Italia.&nbsp;Uno \u00e8 L\u2019architettura della citt\u00e0 di Aldo Rossi e l\u2019altro il gi\u00e0 citato Il territorio dell\u2019architettura di Vittorio Gregotti. Li accomuna il fatto che tutti e due sono stati scritti da architetti di professione, entrambi colleghi a Casabella sotto la guida di Ernesto Nathan Rogers, per il quale \u00e8 noto quanto fosse di primaria importanza la responsabilit\u00e0 dell\u2019architetto come intellettuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Continuit\u00e0 per Rogers significava \u00abripercorrere le radici dell\u2019architettura moderna, risalendo all\u2019opera dei Maestri e dei Maestri dei Maestri, recuperando cos\u00ec l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019ingegneria dell\u2019Ottocento e tutta la vicenda dell\u2019inizio del secolo\u00bb. In quest\u2019ultimo aspetto \u00e8 da cercarsi un\u2019ulteriore comunanza tra Gregotti e Rossi; comunanza che li allontana per\u00f2 dalla lezione di Rogers, cio\u00e8 la \u00abpresa di distanza nei confronti della pi\u00f9 rigida ortodossia del Movimento Moderno, e la proposizione di un\u2019architettura (e conseguentemente di una teoria dell\u2019architettura) molto pi\u00f9 aperta alla complessit\u00e0 del reale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il resto i loro impianti teorici divergono profondamente. Rossi consolida il suo modo di intendere l\u2019architettura mantenendo vivo il filo che lo lega al Movimento Moderno. Egli \u00e8 consapevole di operare al suo interno, ma cerca di rivederne i principi legandoli maggiormente al suo tempo. Secondo Rossi esistono due grandi sistemi, riferibili alla storia dello studio della citt\u00e0: il primo che la considera come un prodotto di sistemi funzionali della sua architettura e del suo spazio urbano (ambito degli studi politici, sociali ed economici) e il secondo che la giudica come una struttura spaziale (ambito esclusivo dei progettisti).<\/p>\n\n\n\n<p>Sintomatico in tal senso il dibattito sviluppatosi attorno ai centri storici, fenomeno tipicamente italiano e quanto mai attuale all\u2019epoca in cui erano stati pubblicati i due libri. Per Rossi era necessario intervenire nel tessuto urbano, quello antico compreso, poich\u00e9 la citt\u00e0 stessa era testimonianza di un passaggio storico e dunque mutevole, mentre per Gregotti il centro storico doveva essere lasciato pressoch\u00e9 inalterato e i soli interventi accettati erano quelli di ristrutturazione o consolidamento degli edifici gi\u00e0 esistenti. Per Gregotti bisognava sviluppare gli interessi pi\u00f9 significativi sulle tematiche architettoniche intese come fattori urbani e della storia, rinunciando radicalmente all\u2019enfatizzazione della ricerca tecnologica e abbandonando le utopie mega-strutturaliste.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre Gregotti, quasi trent&#8217;anni dopo, in un editoriale molto polemico su Casabella, dal titolo \u201cNei nostri cieli privi di idee\u201d, prende in esame il problema dell\u2019internazionalismo e della crisi che attanaglia l\u2019architettura nella fase di tramonto del postmoderno. Egli nota che l&#8217;elemento a maggiore incidenza in questo processo \u00e8 la diffusione capillare del progresso tecnico che porta alla ribalta la figura nuova dell\u2019imprenditore, dunque del capitalismo in genere, le cui congiunture storiche hanno portato alla nascita dell\u2019internazionalismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Gregotti: \u00abQuando i protagonisti dell\u2019avanguardia internazionalista, fuggiti dall\u2019Europa hitleriana e dal ripudio nei loro confronti del socialismo divenuto regime, giungono in America, dove le contraddizioni tra politica e cultura appaiono in un primo tempo meno drammatiche, da un lato il moderno internazionale diventa stile, ma dall\u2019altro alcuni, e primo tra tutti Walter Gropius, cominciano a prestare attenzione ad un\u2019architettura pi\u00f9 sensibile alle questioni poste dal sito e dalla comunit\u00e0 specifica e dalle sue tradizioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la fine della guerra, si enfatizza l\u2019influenza dello strumento sull\u2019espressione. Ci\u00f2 \u00e8 causato da pi\u00f9 fattori: dall\u2019esame delle conseguenze dell\u2019argomentazione delle regole istituzionali che normalizzano il mercato del progetto; dall\u2019unificazione dei livelli di prestazione; dalle logiche normative; dalle procedure per il passaggio dal progetto alla realizzazione; dall\u2019omogeneit\u00e0 imposta dalla rivoluzione informatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti questi aspetti insieme confortano la tesi che il mezzo \u00e8 il messaggio (secondo le teorie di McLuhan nello studio della comunicazione nella societ\u00e0 di massa e di quelle di De Fusco che propongono l\u2019architettura come mass-medium) e che quindi l\u2019architettura perde la sua finalit\u00e0 sociale diventando un \u00abmessaggio senza identit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dove l\u2019indirizzo internazionalista sembra tornare alla ribalta \u00e8 con il postmoderno, sebbene questo tipo di architettura sia producibile soltanto da alcuni paesi, ovvero quelli che detengono il monopolio economico mondiale. Questa a ben vedere \u00e8 una minaccia grave per quelle nazioni che vorrebbero mantenere la propria identit\u00e0 culturale e le proprie tradizioni, perch\u00e9 in tal modo, pressate dall\u2019economia trainante, faticano enormemente a stare al passo, finendo spesso per cedere all\u2019omologazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Gregotti la situazione odierna \u00e8 pi\u00f9 complessa che mai da questo punto di vista, sia per la rapidit\u00e0 con cui circolano le informazioni che per la dominazione di una cultura sulle altre. In altri termini ci\u00f2 che \u00e8 messo pi\u00f9 a rischio in questo momento storico sono le differenze tra i popoli, le cui minoranze rischiano di sparire. Se si aggiunge il fatto che questa nell\u2019insieme \u00e8 una situazione di equilibrio precario che pu\u00f2 essere alterata da un momento all\u2019altro da qualche causa incidentale (migrazioni, guerre, pandemie etc.) ecco che il quadro di crisi \u00e8 del tutto completo. Un quadro d&#8217;insieme che Vittorio Gregotti ha cercato in tutti i modi di presentare con un&#8217;onest\u00e0 intellettuale che continua a essere un modello da perseguire, un&#8217;utopia che \u00e8 dovere dell&#8217;architetto provare a rendere reale. <\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"small\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Eredit%C3%A0%20di%20Vittorio%20Gregotti\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 spento domenica 15 marzo a Milano, all&#8217;et\u00e0 di 92 anni, Vittorio Gregotti, architetto e urbanista, autore di importanti progetti, animatore del dibattito critico del Novecento a cui ha dato nuova linfa, distanziando la disciplina dall&#8217;allora dominante Movimento Moderno. 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