{"id":112161,"date":"2019-06-18T10:00:48","date_gmt":"2019-06-18T08:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/?p=112161"},"modified":"2019-06-17T13:29:13","modified_gmt":"2019-06-17T11:29:13","slug":"il-novecento-pittorico-italiano-a-rende","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/2019\/06\/18\/il-novecento-pittorico-italiano-a-rende\/","title":{"rendered":"Il Novecento pittorico italiano a Rende"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Michele Lasala<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Museo di Arte Contemporanea \u201cRoberto Bilotti\u201d di Rende (Cosenza), che ha sede nel magnifico castello della citt\u00e0, antica dimora del Municipio e poi divenuto luogo di esposizione dal 2011, nel maggio di quest\u2019anno apre le sue porte a un numero considerevole di opere di autori italiani novecenteschi. Non si tratta questa volta solo di una mostra temporanea, ma di un vero e proprio ampliamento della gi\u00e0 ricca collezione che il Museo vanta da anni, con opere che vanno da Mario Ceroli a Andy Warhol, dall\u2019imprevedibile Luigi Ontani al grande Omar Galliani, da Claudio Abate a Pietro Ruffo. Il Museo nacque grazie alle donazioni di Roberto Bilotti Ruggi d&#8217;Aragona e oggi rinasce con un\u2019altra significativa donazione: quella fatta da Giulia Mafai e le sorelle Francesca Romana e Nicoletta de\u2019Angelis, nel nome della profonda amicizia che aveva legato i loro rispettivi padri, quel genio che fu Mario Mafai e il grande collezionista Nicola Maria de\u2019Angelis, scomparso nel gennaio 2016. Un atto d\u2019amore, quello delle figlie, non solo nei confronti dei loro padri, ma anche nei confronti del Comune di Rende che sempre pi\u00f9 diventa polo d\u2019attrazione culturale di livello nazionale. La mostra <em>100 Opere e una Grande Amicizia<\/em>, a cura di Giulia Mafai, Francesca Romana de\u2019Angelis, Roberto Bilotti e Roberto Sottile \u00e8 molto di pi\u00f9 di una esposizione, perch\u00e9 rappresenta una sorta di cerniera tra il centro e la periferia, tra la realt\u00e0 appartata e molto spesso ovattata della provincia e quella frenetica e all\u2019avanguardia delle grandi metropoli, dove sembra si concentri, in ogni epoca, lo spirito del tempo. Rotti gli argini, Rende si pone cos\u00ec allo stesso livello delle grandi citt\u00e0 sedi di importanti spazi espositivi. Con la collezione che si arricchisce, la citt\u00e0 perde via via l\u2019aspetto di un luogo periferico e assume la connotazione di un vero e proprio scrigno di tesori straordinari e unici, rari e storicamente significativi. 100 opere, dicevamo, opere di autori come il gi\u00e0 ricordato Mario Mafai, Antonietta Rapha\u00ebl, sua moglie, Carla Accardi, Franco Angeli, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Bruno Cassinari, Mario Ceroli, Antonio Corpora, Filippo De Pisis, Piero Dorazio. E poi ancora Pericle Fazzini, Tano Festa, Renato Guttuso, Giulio Turcato, Felice Carena, Nino Franchina, Virgilio Guidi, Alessandro Kokochinsky, Sergio Lombardo, Mino Maccari. O Eliseo Mattiacci, Marino Mazzacurati, Fausto Pirandello, Orfeo Tamburi, Lorenzo Viani, Alberto Ziveri, e altri ancora. Una specie di compendio di quello che \u00e8 stato il Novecento pittorico italiano. C\u2019\u00e8 la Metafisica, l\u2019esperienza della Scuola romana o \u2013 come Longhi voleva \u2013 della \u201cScuola di via Cavour\u201d, cos\u00ec come l\u2019Astrattismo; il clima del Premio Bergamo, cos\u00ec come la pittura di denuncia sociale, o quella drammatica e intimista di vite ai margini della storia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"719\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Mino-Maccari-donne-1970-olio-su-tavola-cm-70x50-719x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-112166\" srcset=\"http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Mino-Maccari-donne-1970-olio-su-tavola-cm-70x50-719x1024.jpg 719w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Mino-Maccari-donne-1970-olio-su-tavola-cm-70x50-211x300.jpg 211w, http:\/\/agenzia.versolarte.it\/News\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Mino-Maccari-donne-1970-olio-su-tavola-cm-70x50-768x1094.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 719px) 100vw, 719px\" \/><figcaption>Mino Maccari, donne 1970 olio su tavola cm 70&#215;50<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando\nsi pensa alla pittura italiana del Novecento vengono subito in mente nomi come\nDe Chirico, Morandi, Marinetti, Boccioni, Carr\u00e0; ma si dimentica che esiste un\narcipelago vasto e per certi versi ancora inesplorato, costituito da tante\npersonalit\u00e0 che hanno subito il pi\u00f9 delle volte l\u2019ingiusto abbandono da parte\ndella critica e della storia. Figure neglette, sconosciute, alle volte persino cancellate\ndai libri e che sarebbe giusto recuperare e far riemergere in tutta la loro\nimportanza. Non \u00e8 certo il caso di Carla Accardi o di De Pisis, n\u00e9 il destino\nche \u00e8 toccato a Guttuso o Dorazio; ma artisti come Capogrossi \u2013 molto spesso\nricordato solo per le famose forchette \u2013 Fausto Pirandello (figlio dello\nscrittore Luigi), Mino Maccari, Virgilio Guidi, Alberto Ziveri, Felice Carena o\nEliseo Mattiacci hanno patito il cono d\u2019ombra dell\u2019ottuso oblio storiografico. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nMuseo di Rende compie un\u2019operazione nobile accogliendo quei maestri, e cos\u00ec non\nteme il confronto con altre ben pi\u00f9 note collezioni di pittura novecentesca,\ncome il MART di Rovereto o il Museo del Novecento di Milano. S\u00ec, perch\u00e9 le\nopere che a Rende sono giunte non sono per nulla secondarie o marginali; esse\nrappresentano tasselli indispensabili per ricostruire e comprendere ancora\nmeglio la personalit\u00e0 dei loro autori. Opere magnifiche, poeticissime, talora\npure, talora delicate come nubi, o evanescenti come vapore. Tuttavia potenti,\ncos\u00ec come potenti sono stati i loro padri. Cos\u00ec possiamo vedere un pastello con\ndue figure di Fausto Pirandello, esponente eccelso di quella che fu la Scuola\nromana, accanto a Capogrossi, Ziveri, Cavalli e altri ancora. I corpi nudi\ndelle due figure si muovono in uno spazio indistinto, senza forme, e sembrano\ndare vita a una danza tribale; un ballo senza veli che preannuncia e prefigura\nl\u2019atto amoroso. Un Adamo e un\u2019Eva senza pi\u00f9 l\u2019inquietudine del peccato, corpi\nliberi e animati soltanto dal cieco comandamento dell\u2019eros. Come sempre,\nPirandello si compiace della carne e anche in questo piccolo lavoro non\ndimentica che l\u2019arte deve restituire la vita. L\u2019energia dei muscoli e il sangue\ndelle vene, il movimento naturale e il calore della nudit\u00e0. &nbsp;Franco Angeli \u00e8 presente invece con un\u2019<em>Incursione<\/em> del 1982. Su uno sfondo\nperlaceo tinto qua e l\u00e0 da fievoli chiazze blu, rosa e nere si stagliano nette\nle sagome policrome di cinque aeroplani. Non \u00e8 un\u2019opera futurista o di\npropaganda; \u00e8 semmai un atto di accusa, una provocazione, un urlo disperato\ncontro la violenza. I piccoli aeroplani colorati sono l\u2019immagine della barbarie\ndistruttiva della guerra. E se cos\u00ec piccoli e cos\u00ec colorati possono sembrare\ngiocattoli innocui, improvvisamente il loro significato si trasmuta e si\ntrasfigura in qualcosa di drammatico e sinistro non appena si ricordi che quei\nvelivoli portano nel loro ventre bombe omicide, per una possibile igiene del\nmondo. Franco Angeli \u00e8 molto di pi\u00f9 di un pittore, \u00e8 un poeta, perch\u00e9 capace di\nrestituire non gi\u00e0 l\u2019immagine delle cose, ma il loro impatto sulle nostre\ncoscienze. \u00c8 un artista dell\u2019emotivit\u00e0, del sentimento, dei moti dell\u2019anima. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di\nAlberto Ziveri, uno dei pi\u00f9 grandi della Scuola di via Cavour, il Museo di\nRende accoglie una delicata china su carta del 1935: un <em>Uomo di schiena<\/em>. Ziveri \u00e8 uno di quegli artisti che vedono le cose\ne il mondo soltanto come un insieme di rapporti di colore, di luci e di ombre.\nMa anche le luci e le ombre sono soltanto, in fondo, questione di tono. Ed \u00e8\ncos\u00ec che quest\u2019uomo che non mostra il volto fa sentire tutta la sua presenza e\nil suo respiro pesante attraverso macchie nere ordinate su fondo bianco. Ziveri\nnon vede i contorni degli oggetti, non crede che le forme debbano essere\ncircoscritte e racchiuse entro confini ben netti. Il volume e la forma delle\ncose sono soltanto un effetto ottico, una realt\u00e0 fittizia, un semplice gioco di\npieni e di vuoti, di chiari e di scuri; il prodotto di un giusto rapporto\ncromatico tra le parti, il risultato di un\u2019armonia prestabilita. Ma Ziveri non\n\u00e8 solo uno sperimentatore virtuoso; \u00e8 anche un pittore interessato alla verit\u00e0\ndella vita, anche quando questa dovesse essere dura e perversa. Ziveri ha\ndipinto infatti postriboli e il clima che in questi luoghi di piacere si\nrespira. Spazi di libert\u00e0, ma anche rifugi per dimenticare gli affanni della\nvita, l\u2019ordinario ritmo del quotidiano. Tutto questo con una pittura robusta,\ndai forti contrasti, per accentuare il dramma ma anche per far sentire la\nverit\u00e0 delle cose dipinte. E l\u2019uomo di schiena, in fondo, \u00e8 come se comunicasse\naffaticamento, pesantezza, non soltanto fisica, ma anche esistenziale. <\/p>\n\n\n\n<p>Del\nselvaggio Maccari \u00e8 presente un olio del 1970, <em>Donne<\/em>. Qui colpiscono i colori \u2013 che evocano l\u2019espressionismo\nmitteleuropeo \u2013 e il movimento, ma ancor di pi\u00f9 le figure; figure femminili\nsenza nome e senza storie, prive di identit\u00e0. A Maccari non interessa darle un\nvolto, perch\u00e9 ci\u00f2 che lui vuole \u00e8 dipingerne l\u2019anima. E in questo quadro, in\neffetti, tutto vediamo meno che corpi in carne e ossa. Vediamo semmai l\u2019essenza\ndella femminilit\u00e0, declinata in diversi modi e in diverse sfaccettature. C\u2019\u00e8 l\u2019eleganza\ne la malizia, cos\u00ec come la sensualit\u00e0 e la libert\u00e0. E poi ancora la solitudine,\nil desiderio, il compiacimento, la grazia, la letizia. C\u2019\u00e8, in sostanza, l\u2019idea\ndella donna. \u00c8 difficile pertanto trovare un aggettivo capace di racchiudere tutto\nil carattere e il senso di questo quadro. \u00c8 un dipinto figurativo che tende\nall\u2019astratto o all\u2019informale, potremmo dire, ma \u00e8 anche un quadro astratto che\nsi sforza di essere figurativo. In un modo o nell\u2019altro, Maccari \u00e8 un pittore\ndi sole essenze, pi\u00f9 che di esistenze; di umori, pi\u00f9 che di forme. Un pittore\nche bada alla sostanza, e la pittura deve essere per lui un mezzo per poter\nesprimere soltanto concetti, impressioni. E se volessimo vedere nei suoi\ndipinti un racconto, una trama, commetteremmo un errore grossolano, perch\u00e9 in\nessi \u00e8 presente solo il fulgido ricordo di un\u2019emozione. E in effetti, guardando\ni dipinti di Maccari si ha quasi la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa\ndi misterioso: \u00e8 come se avessimo davanti a noi l\u2019impronta di ci\u00f2 che \u00e8 stato,\nla traccia di una presenza. I dipinti hanno perci\u00f2 la stessa consistenza dei\nricordi, la stessa natura del sogno. Immagini improvvise, balenate per un\nattimo nella nostra testa, ma destinate troppo presto a scomparire ed essere\ninghiottite nel nulla. <\/p>\n\n\n\n<p>Di\ndiversa natura \u00e8 il nudo di Capogrossi, una china su carta del 1945. Dopo la\nmagnifica stagione della Scuola romana, contrassegnata da lavori di equilibrio\nimpeccabile nati sotto il segno di Piero della Francesca e della pittura del\nRinascimento italiano, Capogrossi si avvia verso una fase in cui alla figura\npreferir\u00e0 la forma astratta. Gli anni Quaranta sono anni di transizione, e il\nlinguaggio di Capogrossi comincia a perdere via via la sintassi classica degli\nanni Trenta per adottare un lessico pi\u00f9 elementare e privo di regole. Le\nforchette andranno a costituire l\u2019alfabeto di una lingua sconosciuta,\nindecifrabile, arcana; pittogrammi con cui Capogrossi continuer\u00e0 comunque ad\nesprimere quell\u2019equilibrio che aveva caratterizzato la stagione figurativa, ora\nforse con pi\u00f9 immediatezza e senza pi\u00f9 filtri. Ma prima di giungere alle\nforchette, Capogrossi indugia ancora sulle forme. \u00c8 la fase neocubista, e la\nchina di Rende, in qualche modo, ne \u00e8 la testimonianza. Le linee essenziali\ntracciate sulla carta, qui, creano la sagoma di un corpo nudo di una donna.\nQuello che vediamo \u00e8 un ricordo d\u2019infanzia, come recita il titolo; e come in un\nricordo, si sono conservati nella memoria pochi tratti, ma sufficienti per dare\nancora un\u2019emozione, un sussulto, un sospiro. Qui non c\u2019\u00e8 l\u2019essenza di Maccari,\nma \u2013 al contrario \u2013 la consistenza di un corpo che si offre in tutta la sua\nverit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 l\u2019idea di femminilit\u00e0, ma la femminilit\u00e0 di una donna\nparticolare, singolare, unica. <\/p>\n\n\n\n<p>Il\npercorso di Capogrossi assomiglia a quello di Mario Mafai. Anche Mafai ha\ncominciato con la figurazione per poi giungere gradualmente a eliminare del\ntutto la figura dai suoi lavori. Negli ultimi quadri non vediamo pi\u00f9 volti,\ncorpi, ambienti, ma solo materia pittorica, pigmento corposo, quasi come se si\nvolesse accentuare il niente di un\u2019esistenza distrutta e spezzata dalla guerra\ne dalla assenza di valori. Vediamo terre bruciate, dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia\ndell\u2019uomo; un mondo finito e perduto. <em>Ci\u00f2\nche rimane<\/em> \u00e8 il titolo dell\u2019opera che si aggiunge alla collezione del Museo\ndi Rende; un\u2019opera dell\u2019ultimo Mafai. Un quadro intenso, drammatico, tragico,\ndove \u00e8 assente ogni riferimento alla vita. Solo piccole pennellate di colore\nscuro, dal rosso al bruno, si mescolano e si sovrappongono a creare la fitta\ntrama di un\u2019umanit\u00e0 senza pi\u00f9 speranza. Un\u2019umanit\u00e0 che pu\u00f2 soltanto vivere di nostalgia.\nMafai fu molto criticato quando abbandon\u00f2 la figurazione, ma lui and\u00f2 comunque\navanti; sapeva infatti che i tempi erano cambiati e che soltanto una pittura\ncos\u00ec immediata poteva esprimere la crisi dei tempi, la miseria della bellezza\nviolata.<\/p>\n\n\n\n<p>100\nopere, dunque, ma potremmo anche dire 100 modi diversi per esprimere il secolo\npi\u00f9 tormentato e pi\u00f9 controverso d\u2019Italia, d\u2019Europa, del mondo.<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"small\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Il%20Novecento%20pittorico%20italiano%20a%20Rende\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michele Lasala Il Museo di Arte Contemporanea \u201cRoberto Bilotti\u201d di Rende (Cosenza), che ha sede nel magnifico castello della citt\u00e0, antica dimora del Municipio e poi divenuto luogo di esposizione dal 2011, nel maggio di quest\u2019anno apre le sue porte a un numero considerevole di opere di autori italiani novecenteschi. 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