Claudio Gobbi. An Atlas of Persistence


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“An Atlas of Persistence” è la mostra di Claudio Gobbi (Ancona, 1971), allestita nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia fino al 27 febbraio prossimo, che presenta due progetti fotografici che affrontano il tema dell’identità culturale europea attraverso i segni e le forme che questa genera sul paesaggio e sull’architettura, evidenziando i tratti permanenti rispetto a ciò che muta: la persistenza. La prima ricerca indaga l’iconografia degli interni dei teatri del ‘900 lungo tutto l’arco europeo, il secondo lavoro sviluppa una riflessione sull’immutabilità tipologica delle chiese armene disseminate anche fuori dai loro territori storici.

Claudio Gobbi, Turkey, Ani, Redeemer Church, 11th Century

La serie sui teatri interessa oltre 25 Paesi – dal Portogallo alla Russia, dalla Francia alla Turchia – e traccia un percorso culturale attraverso lo spazio e il tempo, da cui questi luoghi emergono come esempi di memoria condivisa, forme di perpetuazione di un’identità collettiva che sembra superata ma che ancora resiste.
In dialogo con il lavoro sui teatri, Armenie ville restituisce un album del ‘sempre-uguale’ che registra l’archetipo delle chiese armene, la sua disseminazione al di là delle frontiere caucasiche e la sua presenza nei territori della modernità, come in Francia, dove vive una delle più vaste comunità armene del mondo. Le 64 fotografie in mostra sono di natura e provenienza diversa: alcune sono state realizzate dallo stesso Gobbi, altre sono immagini reperite negli archivi di vari Paesi (dall’Europa dell’Est alla Russia, dal Medio Oriente al Caucaso), altre ancora trovate su internet o commissionate ad autori diversi. Evidenziando un modello architettonico rimasto sostanzialmente invariato per più di 1500 anni, il lavoro analizza i concetti di tempo, migrazione, memoria e identità, ponendo al tempo stesso questioni interne al linguaggio fotografico come l’autorialità, la serialità, la rappresentazione e la materialità della fotografia, temi a cui rimanda l’intenzionale ed equivalente compresenza di fotografie d’epoca, scatti d’autore, foto anonime e cartoline.
L’esposizione è a cura di Francesca Fabiani. Il comitato scientifico che ha lavorato alla sua realizzazione è composto da Carlo Birrozzi, Marta Boscolo Marchi, Luca del Prete, Francesca Fabiani, Daniele Ferrara.
Un nucleo di opere esposte in mostra entrerà a far parte delle collezioni ICCD in coerenza con la sua mission di documentazione del patrimonio culturale e a testimonianza di quanto oggi la fotografia possa essere uno strumento di ricerca.

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