Poetica degli affetti. Pittura italiana tra Ottocento e Novecento


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Al MVSA di Sondrio, il Museo Valtellinese di Storia e Arte, fino al 14 novembre prossimo è esposta “Poetica degli affetti. Pittura italiana tra Ottocento e Novecento”, una mostra realizzata in sinergia tra il Comune di Sondrio e la Banca d’Italia, che ha scelto di proporre al pubblico alcune prestigiose opere della sua collezione.

Ettore Tito-Giochi in riva-al Lago, 1910

Sono gli affetti, nella loro accezione più intima, il tema centrale della mostra, incentrata su 5 capolavori che ben rappresentano uno spaccato di cultura figurativa italiana attraverso alcuni dei suoi massimi esponenti: “Maternità” di Silvestro Lega, “Bimba al sole” di Francesco Paolo Michetti, “Felicità” di Antonio Mancini, “Giochi in riva al lago” di Ettore Tito e “Casa di Riposo Bonacossa a Dorno Lomellina” di Angelo Morbelli. Una serie di dipinti che idealmente occupano uno spazio cronologico compreso tra l’annessione di Roma al Regno d’Italia e la Prima Guerra Mondiale, a testimoniare di uno dei momenti più dinamici e prolifici della storia della pittura italiana, ma anche momenti di vita quotidiana del tutto intimi, personali e privati, tesi a raccontare la preziosità e la fuggevolezza di ogni attimo vissuto nella cerchia degli affetti e nella inconsapevolezza della caducità del momento…
Una mostra al tempo stesso delicata e austera ma anche intensa ed emozionante, per via di atmosfere, di colori e di chiaroscuri che pervadono i dipinti a olio, e perché ci porta istintivamente a riflettere sulla nostra contemporaneità. Una contemporaneità in cui, a causa della pandemia, abbiamo dovuto vivere di rapporti a distanza, riscoprendo, per paradosso, l’importanza degli affetti e di quei momenti di “normalità spensierata” che vengono richiamati nelle suggestive opere in esposizione.
Per la Banca d’Italia la dottoressa Cristiana De Paolis afferma che la mostra segna l’inizio di una serie di iniziative tese a valorizzare il patrimonio artistico della Banca, che si propone di far uscire le opere “dalle stanze per arrivare alla collettività, dove vengono condivise per essere valorizzate”.
I due giovani curatori della mostra, Elena Li Causi e Fabio Mari, che hanno collegato i cinque capolavori in un allestimento ideale, invitano i futuri visitatori a seguire un percorso libero nella visione delle opere, perché quando si parla di affetti “non c’è un inizio e non c’è una fine”.

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