La Pinacoteca di Brera online


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Visitare la Pinacoteca di Brera di Milano comodamente da casa, ora si può, in attesa che vengano riaperti i battenti, a questo link: https://pinacotecabrera.org/collezioni/opere-on-line/

La Pinacoteca di Brera, aperta al pubblico nel 1809, raccoglie capolavori dell’arte italiana e straniera dal XIII al XX secolo, allestiti al piano nobile dell’omonimo palazzo, sede anche dell’Accademia di Belle Arti.

Il complesso, di impronta tardo barocca, sorge sui resti di un convento trecentesco dell’ordine degli Umiliati e, dalla seconda metà del Settecento, ospita l’Accademia, grazie all’iniziativa dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria.
Il museo nasce invece per volontà di Napoleone Bonaparte, come raccolta di opere esemplari da destinarsi alla formazione degli studenti, che radunasse capolavori di pittura italiana, prelevati da chiese e conventi soppressi negli anni di Milano capitale del Regno Italico.

Andrea di Bartolo, Polittico

A differenza di altri grandi musei italiani Brera non ha origine dal collezionismo privato di regnanti e famiglie nobili ma da un’iniziativa politica di stato. Le collezioni si sono arricchite negli anni attraverso scambi, acquisti e donazioni.

I capolavori del Novecento giungono in Pinacoteca grazie ai lasciti Jesi e Vitali.

La visita propone le opere della collezione singolarmente con le relative schede, come questo esempio riferito alla foto qui riprodotta.

Andrea di Bartolo e Giorgio di Andrea, Polittico dell’Incoronazione della Vergine Redentore Benedicente,1390 circa e 1415 circa, Tecnica mista su tavola cm 160 x 65 tavola centrale, cm 142 x 37 tavole laterali a sinistra, cm 142 x 36 tavole laterali a destra, Sala III.
“Questa è la ricostruzione di un polittico, formato da vari scomparti e destinato a essere collocato su un altare. Nel corso del Quattrocento il polittico perse progressivamente terreno e, prima a Firenze e poi altrove, si affermò la pala quadra. Andrea di Bartolo fu un pittore senese molto prolifico. Questo polittico raffigura l’Incoronazione della Vergine con i santi Caterina, Paolo, Pietro e probabilmente Agostino;  proviene dal convento di Santa Caterina d’Alessandria a Sant’Angelo in Vado e venne acquisito dalla Pinacoteca nel 1811 come opera di ignoto greco. L’attribuzione ad Andrea di Bartolo si deve a Bernard Berenson, analogamente a quanto accaduto alla tavoletta con il Redentore, anche se, in questo caso, gli studiosi ritengono di individuare – per esempio nella figura di San Pietro ammantata di giallo – la mano del figlio Giovanni. In origine il complesso era composto da sette pannelli racchiusi da una fastosa cornice cuspidata di cui oggi si può soltanto intuire l’aspetto originale: le due tavole mancanti, raffiguranti San Michele Arcangelo e San Giovanni Battista, sono attualmente conservate presso la Galleria Nazionale di Urbino. Il polittico era completato da una predella con storie della Passione di Cristo ora divise tra il Museum of Art di Toledo (Ohio), la Pinacoteca Nazionale di Bologna e una collezione privata. La datazione del polittico si aggira attorno alla metà del secondo decennio del Quattrocento.”

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