Gemito, dalla scultura al disegno


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Dopo Parigi, la mostra di Gemito è trasferita a Capodimonte in Campania, dove rimarrà esposta fino al 15 novembre. Essa nasce da un progetto di Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte e di Christophe Leribault, direttore del Petit Palais di Parigi ed è realizzata a cura di Jean-Loup Champion, Maria Tamajo Contarini e Carmine Romano.

Nell’edizione campana la mostra si concentra più sui due grandi amori della sua vita che sono stati anche le sue muse: la francese Mathilde Duffaud e la napoletana Anna Cutolo.

Gemito, Il Pastore degli Abruzzi

Questa mostra è articolata in nove sezioni, entro le quali le opere sono esposte cronologicamente e associate a quelle di artisti suoi contemporanei. Due sezioni sono dedicate ai due grandi amori della sua vita: la francese Mathilde Duffaud e la napoletana Anna Cutolo, detta “Nannina” da cui avrà una figlia: Giuseppina. Tra i capolavori in mostra c’è il Medaglione con la testa di Medusa in argento dorato proveniente dal Getty Museum di Los Angeles, il famoso Giocatore e l’altrettanto celebre Pescatore Napoletano. Poi, il Fiociniere, la Testa di fanciulla, il Malatiello, il Pescatorello, l’Acquaiolo, il Pastore degli Abruzzi, il busto della moglie Anna e quello di Giuseppe Verdi. Ci sono poi i disegni, tra cui La Zingara. È qui esposta anche la celebre Coppaflora, recentemente acquisita alle collezioni di Capodimonte grazie a un atto di mecenatismo di cinque imprenditori napoletani, attraverso lo strumento fiscale dell’Art Bonus.

La maggior parte delle opere sono in collezione al Museo e Real Bosco di Capodimonte, ma molte provengono dalla Collezione Intesa Sanpaolo-Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos Stigliano, partner anche dell’esposizione parigina, dal Polo Museale della Campania (Museo e Certosa di San Martino, Castel Sant’Elmo), dal MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dalle Gallerie dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, dal Museo d’Orsay di Parigi, dal Philadelphia Museum of Art e dal Getty Museum di Los Angeles negli Stati Uniti, dalla GAM-Galleria d’Arte Moderna e dalla GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, per citare solo alcune delle istituzioni museali nazionali e internazionali e da molte raccolte private.

Le sezioni sono: “L’infanzia di un napoletano: Antonin Moine e il pescatore nella scultura francese prima di Gemito”; “Scugnizzi”; “Busti d’artisti”; “Il viaggio a Parigi, i Saloni e l’Esposizione Universale”; “Mathilde Duffaud”; “Ritorno a Napoli, la follia”; “Anna Cutolo”; “Gemito disegnatore del Novecento”; “Ritorno all’Antico”.

La mostra si conclude con il lavoro contemporaneo dei fratelli napoletani Luciano e Marco Pedicini, un dittico fotografico dal titolo Paesaggi espositivi, che mette a confronto le opere di Gemito con il paesaggio della Napoli di oggi, evidenziando l’immutabilità dei volti dei bambini della città nel tempo: il volto scarnificato di Ael, bambina rom che campeggia gigantesca sulla facciata cieca di un palazzo di Ponticelli opera dello street artist Jorit Agoch che rimanda alla piccola Zingara di Gemito.

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