Cerith Wyn Evans. “….the Illuminating Gas”


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Negli spazi di Pirelli HangarBicocca di Milano, fino al 23 febbraio 2020 è allestita la mostra “….the Illuminating Gas”, a cura di Roberta Tenconi e Vicente Todolí, che risulta essere la più grande esposizione mai realizzata da Cerith Wyn Evans (Llanelli, Galles, Regno Unito, 1958; vive e lavora tra Londra e Norwich), concepita come una composizione armonica in cui luce, energia e suono offrono ai visitatori un’esperienza sinestetica unica. La mostra è composta da venticinque opere, tra lavori storici e nuove produzioni, qui disposte in un’elaborata partitura.

Cerith Wyn Evans – Forms in Space… by Light (in Time), 2017, Tate Britain Commission by Cerith Wyn Evans, Duveen Galleries, © Cerith Wyn Evans, courtesy White Cube Londra, Foto Joe Haumphreis © Tate, Londra 2018

Il percorso si apre con il lento e costante pulsare di sette imponenti colonne luminose alte venti metri StarStarStar/Steer (totransversephoton) (2019), opera, realizzata appositamente per la mostra e composta da uno scheletro di lampade tubolari assemblate in cilindri di varie altezze. A questa è affiancata un’opera di vetro sonora: Composition for 37 flutes (2018). Dalle sue sottili canne l’aria scaturisce in un sibilo che suggerisce uno stato di tensione tra l’armonia di un respiro e il suo dissolversi.

Lungo le Navate tutti gli elementi sono sospesi e si sviluppano in un’elaborata partitura visiva concepita dall’artista: come in un concerto le tredici sculture al neon della serie Neon Forms (after Noh) (2015-2019) dialogano con l’intrico chilometrico di rette e curve luminose di Forms in Space…by Light (in Time) (2017).

Forms in Space…by Light (in Time) riprende inoltre forme utilizzate da Marcel Duchamp in The Bride Stripped Bare by Her Bachelors, Even, conosciuta anche come Il Grande Vetro, (1915-1923) e le trasforma in luce.

Il titolo dell’esposizione “….the Illuminating Gas” fa riferimento all’ultimo lavoro dell’artista francese, Étant donnés: 1. La chute d’eau, 2. Le gaz d’éclairage [Given: 1. The Waterfall, 2. The Illuminating Gas], opera a cui Duchamp lavorò per vent’anni dal 1946 al 1966, che rappresenta un enigmatico diorama visibile esclusivamente attraverso il foro al centro di una porta.

Nel Cubo, unico spazio con illuminazione naturale, è esposto un corpus eterogeneo di elementi: scritte eteree al neon, mobile sospesi e installazioni sonore disposti in un armonico equilibrio. E=C=L=I=P=S=E (2015), monumentale scritta al neon che descrive la progressione temporale e geografica di una eclissi di sole su diversi continenti e C=O=N=S=T=E=L=L=A=T=I=O=N (I call your image to mind) (2010), un mobile sospeso composto da dischi specchianti e casse direzionali che formano un collage polifonico composto dall’artista. Seguono Sutra (2017) e Mantra (2017), due coppie di lampadari in vetro soffiato di Murano che emettono luce intermittente secondo una composizione al piano scritta ed eseguita da Cerith Wyn Evans stesso.

Infine T=R=A=N=S=F=E=R=E=N=C=E (Frequency shifting paradigms in streaming audio) (2015), concepita come una colonna immateriale, composta esclusivamente dall’audio proveniente da una cassa direzionale posta a pavimento.

Il progetto espositivo coinvolge anche l’architettura esterna di Pirelli HangarBicocca, presentando TIX3 (1992), prima opera al neon dell’artista formata dalla scritta “exit” al contrario, e la nuova scultura To….fold, an apprentice in the Sun (2019), realizzata con fuochi d’artificio.

Il catalogo della mostra, bilingue in italiano e inglese edito da Skira, contiene immagini scattate da Cerith Wyn Evans attorno all’idea di luce, un regesto delle opere in mostra, la documentazione dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, un testo introduttivo dei curatori, saggi di Briony Fer e un testo di Éric Alliez.

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