Paolo Icaro. Faredisfarerifarevedere


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Una mostra antologica che ripercorre 55 anni di attività, dal 1964 al 2019, di Paolo Icaro (Torino, 1936) e composta da una cinquantina di opere è allestita, a cura di Elena Volpato, alla GAM di Torino fino al 1 dicembre prossimo.

La preparazione dell’esposizione ha osservato un costante rapporto di attenzione del museo verso il lavoro di un artista che entrò per la prima volta a far parte delle collezioni della GAM più di cinquant’anni fa, nel 1967, con l’opera “Bicilindrica”, un cemento del 1965, acquisita con il nucleo di opere del Museo Sperimentale di Eugenio Battisti. In seguito, negli anni duemila, altre sei opere sono giunte a rappresentare la stagione dei primi anni ottanta, grazie ai fondi della Città di Torino e della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

Paolo Icaro, Cornice, 1982, gesso e pigmento, cm100x120x20 Courtesy Paolo Icaro

Precisa la curatrice: “…È una mostra in cui il percorso tende a compiersi e riavviarsi su se stesso, nel quale le energie creative vanno esprimendosi in un crescendo in cui ogni seme di riflessione torna a parlare ad anni di distanza con sviluppi di inesauribile vitalità”.

L’antologica è anche l’occasione per la pubblicazione di un catalogo edito da Corraini che raccoglie le immagini dell’allestimento nelle sale del museo nel tentativo di catturare una traccia dello speciale rapporto che le opere dell’artista intrattengono con lo spazio di sala in sala.

Il libro, edizione italiano e inglese, riunisce materiali inediti, scritti dell’artista, antologia critica e apparati biobibliografici. Sono pubblicati, oltre al testo della curatrice Elena Volpato, “Giocavo tra le rovine”, un testo di Bernard Blistène, direttore del Musée national d’art moderne du Centre Georges-Pompidou, “Paolo Icaro, une esthétique de l’œuvre ouverte” e un testo di Lara Conte, “La reinvenzione dello studio come pratica della scultura”.

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