Giovanni Santi. “Da poi … me dette alla mirabil arte de pictura”


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Giovanni Santi, Urbino

Giovanni Santi, papà di Raffaello e dalla grandezza dello stesso figlio oscurato, è rimasto in ombra per secoli ed ancora poco noto anche oggi, pur dopo gli studi fondamentali di Ranieri Varese.

La mostra alla Galleria Nazionale delle Marche, Palazzo Ducale di Urbino, esposta fino al 17 marzo 2019, intitolata Giovanni Santi. “Da poi … me dette alla mirabil arte de pictura”, intende dare il suo contributo a restituire il giusto ruolo all’artista in quel contesto urbinate che costituì un momento imprescindibile di avvicinamento alla formazione e alla cultura ‘visiva’ di Raffaello.

La poliedrica personalità umanistica di Giovanni Santi, dimostrata dall’ampia produzione letteraria, è qui testimoniata dal manoscritto originario del suo capolavoro, la Cronaca rimata, proveniente dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. E dal Vaticano è giunto anche il San Girolamo, che assieme alle opere provenienti dalla National Gallery di Londra, dal Museo Puškin di Mosca ed alla quasi totalità di quelle presenti in loco o provenienti dal territorio, tenta di rendere visibile quella rete di relazioni e di reciproche interferenze artistiche che interessarono l’ambiente urbinate in età federiciana.

Urbino, patria di Giovanni Santi, e il Palazzo Ducale, presso il quale fu molto attivo, vedono restituito al pubblico, per tutta la durata della mostra, l’intero ciclo pittorico concepito originariamente per il Tempietto delle Muse: le otto tavole (sette rappresentanti le Muse ed una Apollo) opera di Giovanni Santi e Timoteo Viti, concesse in prestito da Palazzo Corsini in Firenze, sono state ricollocate all’interno del loro ambiente originario.

A testimonianza del contesto culturale nel quale operò Giovanni Santi, sono presentate delle opere coeve come l’Annunciazione di Fano del Perugino o l’Angelo Musicante di Melozzo da Forlì del Vaticano, che affiancano i capolavori di Piero della Francesca, Giusto di Gand, Pedro Berruguete, etc., già presenti nelle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche. Ed ancora, opere di scultura, come la Madonna con Bambino dalla Pinacoteca Civica di Jesi di Domenico Rosselli, già attivo nel cantiere del palazzo urbinate per il Duca Federico, o l’inginocchiatoio intarsiato proveniente dalla Cappella Oliva nella chiesa di S. Francesco di Montefiorentino a Frontino, della quale è esposta anche la pala del 1489, che affianca gli intarsi dello Studiolo e delle preziose porte dell’appartamento ducale.

Le curatrici della mostra sono Maria Rosaria Valazzi e Agnese Vastano, che intendono contribuire a ricollocare la figura di Giovanni Santi nella giusta prospettiva storica che merita: riscattarne dall’oblio la capacità critica dimostrata dalla Disputa de la pictura; dimostrarne le doti imprenditoriali che seppero caratterizzare l’intensa attività produttiva divisa tra opere di grande impegno e realizzazioni “seriali” di piccolo formato; analizzarne gli aspetti tecnici che caratterizzarono la qualità materica della produzione santiana.

Parallelamente alla mostra ospitata nel Palazzo Ducale di Urbino, è stato pubblicato un itinerario alla scoperta di quelle opere di Giovanni Santi che, essendo inamovibili, sono rimaste nelle loro sedi originarie distribuite sul territorio. In particolare ad Urbino, oltre al Palazzo Ducale viene coinvolta la Casa di Raffaello dove visse Giovanni Santi con il figlio adolescente, ma anche la Cappella Tiranni nella chiesa di San Domenico a Cagli, la pala della Visitazione nella chiesa di S. Maria Nova a Fano e la Madonna con Bambino ed i SS. Elena, Zaccaria, Sebastiano e Rocco nella Pinacoteca Civica di Fano ed altri numerosi siti del territorio marchigiano.

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