La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie


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Claudia Losi, Dove il passo, 2015, cotton ribbon, pencil-installation and dimensions variable

La mostra collettiva “La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie”, fino al 3 marzo a Palazzo da Mosto di Reggio Emilia, rappresenta il desiderio di valorizzare una pratica artistica femminile che connette sapientemente il percorso artistico all’esperienza personale e il legame arte/vita.

L’evento, curato da Marina Dacci, coinvolge le artiste: Chiara Camoni, Alice Cattaneo, Elena El Asmar, Serena Fineschi, Ludovica Gioscia, Loredana Longo, Claudia Losi, Sabrina Mezzaqui, tutte italiane che, seppure con sperimentazioni tra loro molto diverse, sono accomunate dall’impiego di materiali spesso umili e tradizionalmente associati al craft, all’artigianato che trovano un generoso spazio nel loro lavoro artistico.

La loro ricerca è una “messa a fuoco” del sé nel mondo e racconta la percezione e la ri-generazione di oggetti e materiali e da corpo a visioni e a storie, capaci di favoleggiare sul nostro quotidiano e di traghettarci in altre dimensioni.

Storie sottese, provocazioni, interrogazioni, messa in scena dei processi nel loro farsi in tutta la loro fragilità ed energia, attraverso lavori in cui il finito e il non finito si mescolano e in cui le loro opere danno vita a sensibili racconti formali.

Sono qui allestiti otto ambienti a cui ogni artista ha dato un titolo; stanze come bozzoli, in cui ognuna di loro ha proposto il proprio mondo, il lavoro nello studio e in cui appare chiaramente come la materia, nei suoi processi di trasformazione, sia qualcosa di “organico” e vitale.  Si presentano in modo confidente, che non allontana e intimorisce il visitatore, ma che favorisce la sua possibilità di avventurarsi nel gioco della scoperta.

In apertura della mostra “l’albero del corpo” percepito e raccontato da Claudia Losi e il velario su un “paesaggio-corpo”, di Elena El Asmar, divengono felice prologo alle otto stanze.

L’esposizione si propone come percorso giocoso, intrigante, interrogante che cattura lo spettatore come una tessitura di ragno, emotiva e mentale; al termine del viaggio forse si schiuderanno nuove finestre sul modo di percepire e leggere la nostra comune “vita materiale”.

Il progetto è corredato a un volume edito da Gli Ori, in cui trovano spazio diari di lavoro, appunti e disegni che gettano luce sui percorsi creativi delle artiste invitate, oltre a presentare le opere esposte a Palazzo da Mosto nell’allestimento site-specific.

L’evento si inserisce tra le azioni culturali che la Fondazione ha strutturato con il proprio Comitato Scientifico nell’ambito del progetto ampio e organico di messa a sistema, insieme al Comune di Reggio Emilia e a Fondazione Manodori.

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