Kandinskij, l’armonia preservata


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Wassilij Kandinskij, Spitz Rund (1925), Gamec, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, Dono Gianfranco Spajani, 1999

La Fondazione CRC presenta nella sede del Museo della Ceramica di Mondovì (CN), fino al 3 febbraio 2019, una mostra sul restauro del dipinto di Wassilij Kandinskij “Spitz Rund” del 1925, realizzata in collaborazione con il Comune di Bergamo, la GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

Il percorso espositivo, strutturato in tre differenti sezioni, offre al pubblico strumenti di approfondimento utili a scoprire il dipinto, ma anche le diverse fasi che si celano dietro al restauro di un’opera d’arte e svela gli esiti dell’intervento di studio e consolidamento realizzato sul dipinto dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.
La mostra consente al visitatore di scoprire l’opera sotto molteplici prospettive di investigazione: dalla poetica dell’artista alla tecnica esecutiva, sino alla lettura delle fragilità del dipinto che, a causa dei materiali costitutivi e della storia conservativa, ha richiesto un impegno attento e accurato.
Wassilij Kandinskij (1866-1944) dipinge Spitz-Rund durante il periodo di docenza al Bauhaus di Weimar, incarico che svolse dal 1922 al 1925, chiamato da Walter Gropius. L’opera mostra tutta l’influenza della scuola, al punto di esserne considerata una sintesi: è il frutto dell’elaborazione di un nuovo linguaggio pittorico di Kandinskij che in questa fase della sua vita riconduce le linee, prima libere di fluttuare nello spazio pittorico, a forme geometriche elementari come rette, cerchi e triangoli.
Un’importante campagna diagnostica riaccende ora i riflettori sull’opera, entrata a far parte delle Collezioni della GAMeC nel 1999, grazie alla donazione di Gianfranco e Luigia Spajani che includeva, oltre agli esiti maggiori della pittura italiana del Novecento (Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Savinio, tra gli altri) anche una selezione di artisti stranieri tra cui, oltre a Kandinskij, Hans Hartung, Hans Richter e Roberto Sebastian Matta.

È qui esposta una sequenza di pannelli esplicativi con una rassegna di immagini che permettono di osservare dettagli dell’opera non facilmente distinguibili a occhio nudo, per proseguire con il racconto delle diverse analisi condotte sul dipinto: la seconda sala dell’esposizione ospita infatti la perfetta riproduzione di un laboratorio di restauro, in cui sono allestite le strumentazioni utilizzate per lo studio dell’opera.
Si compie, quindi, una sorta di viaggio, passo dopo passo, nel lavoro di studio, osservazione tecnica, indagine diagnostica e restauro, sino allo svelamento dell’opera d’arte.
La mostra è l’occasione non solo per far conoscere le tecniche e le strumentazioni di indagine più avanzate nel campo del restauro, ma anche per sensibilizzare il pubblico sulla fragilità di queste opere e, al tempo stesso, sulla loro resilienza.

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